Nuovi Paradiso bond per il polo della carità

«Il progetto della Fondazione Carpinetum è il desiderio di offrire un servizio più organico alle persone, con un coordinamento tra le mense. Altra cosa è discutere, invece, della realtà di Mestre». Don Gianni Antoniazzi, parroco della parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio di Carpenedo spiega così l’intento dell’ultima avventura della fondazione Carpinetum, la “macchina”, creata da don Armando Trevisiol per dare gambe alla costruzione dei centri Don Vecchi, arrivati in città a quota sei.
Sulla pagina internet della Fondazione c’è l’avviso della nuova sottoscrizione popolare, attraverso i “Paradiso bond” di don Trevisiol (valore 50 euro l’uno) che servirà a finanziare «la costruzione di un centro direzionale e operativo per tutte le associazioni e strutture caritative delle parrocchie mestrine».
Una cittadella della carità che dovrebbe nascere a Carpenedo a fianco al don Vecchi 2, dietro viale don Sturzo e lungo via Martiri della Libertà, in un terreno di proprietà della società dei Trecento campi. Il progetto prevedrebbe nell’area la costruzione del nuovo quartier generale delle attività caritative e in cambio dell’area sarebbe disposta a costruire su una parte della stessa alcune villette a schiera da mettere sul mercato. Don Gianni Antoniazzi la scorsa estate ha parlato con la vicesindaco Luciana Colle e alcuni assessori a Ca’ Farsetti. Il Comune pensa, come ha annunciato il sindaco Brugnaro, di spostare la sede di Ca’ Letizia da via Querini dove continuano a levarsi le proteste per la presenza di bivacchi quotidiani di senza dimora dei residenti, vede di buon occhio il progetto nella speranza di unire entrambe le necessità. Aiutare il progetto di don Antoniazzi e trovare spazi anche per Ca’ Letizia.
Ma don Antoniazzi ieri ha precisato di concordare con le parole preoccupate del patriarca Moraglia e che il progetto della Fondazione riguarda la miriade di attività aperte in questi anni da unificare per migliorare il servizio ai cittadini bisognosi. Dalle pagine del foglio parrocchiale, don Gianni precisa: «Fa onore al sindaco la sensibilità per il disagio di Mestre. Ora però la Fondazione Carpinetum concentra tutto il proprio lavoro su un altro obiettivo: dare alle proprie associazioni una sistemazione migliore». La struttura dovrebbe chiamarsi “Il Prossimo” dove «si spera di fare un servizio più efficace e coordinato per tutti». Il sacerdote di Carpenedo precisa: «Non ci sono mai stati accordi con le mense dei poveri che hanno altre radici e strutture di servizio. La Fondazione è aperta a dialogare con loro, ma, qualora l’iniziativa superasse le sue competenze, desidera anteporre un dialogo con il vescovo e con chi è coinvolto nel servizio ai bisognosi». Il Patriarca aveva precisato il suo favore a lavorare per «mettere a posto alcune organizzazioni delle mense. Dobbiamo farlo perché dobbiamo evitare difficoltà anche a chi vive il problema quotidiano». Ovvero i residenti che in questi giorni urlano “Basta” e chiedono lo spostamento delle strutture. (m.ch.)
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