Mostra silenziosa e poco mondana salteranno tutte le inaugurazioni

Per il Covid, molti Paesi hanno già comunicato la rinuncia Qualcuno farà eventi online, solo la Fondazione in presenza



Una Biennale Architettura silenziosa e necessariamente poco mondana. L’emergenza coronavirus ancora in corso e le rigide norme anti contagio che evitano gli assembramenti, faranno sì che praticamente tutti i padiglioni stranieri presenti alla Mostra – sono in tutto 63 – rinuncino alle tradizionali inaugurazioni durante il vernissage di apertura dell’esposizione. Al massimo, in qualche caso, saranno organizzate inaugurazioni on line.

L’unica che certamente manterrà – pur con rigide limitazioni l’inaugurazione ufficiale è proprio la Biennale, che dovrebbe organizzarla all’aperto nell’area dell’esedra dei Giardini, sia purea numero contingentato e posti distanziati. Le norme anti Covid emanate dalla Biennale non proibiscono in realtà le inaugurazioni ufficiali, ma le prevedono solo all’aperto, seduti con il distanziamento e a numero contingentato di presenze.

Troppi vincoli che, aggiunti alla difficoltà ancora presenti per molti paesi esteri di raggiungere Venezia con i propri ospiti tra circa un mese, stanno portando a questa rinuncia agli eventi di apertura della Biennale Architettura. Così gli organizzatori dei padiglione della Svizzera, dell’Olanda e di Singapore hanno già annunciato che intendono ospitare solo “aperture silenziose” o eventi virtuali durante il vernissage solo su invito dell'evento il 20 e 21 maggio.

Allo stesso modo si comporteranno altra Paesi asiatici come Macao e Hong Kong. Sia la Svizzera, sia l’Olanda sperano di poter organizzare un evento nei loro padiglioni in autunno, se la situazione del Covid lo consentirà.

Paesi come Russia e Austria hanno già puntato solo su piattaforme virtuali per la loro presenza a Venezia. Singapore punterà su un vernissage online. Altri padiglioni centrali come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia stanno seguendo l’evoluzione della situazione del virus per decidere in che forma essere presenti nei giorni della vernice della Biennale Architettura. Così anche Giappone e Germania. Ovviamente da dimenticare anche tutti i tradizionali party da inaugurazione che accompagnano l’apertura dei padiglioni più importanti, ospitati in palazzi o sedi espositive veneziane.

La regola per tutti resta ovviamente quella di evitare assembramenti. E così questa Biennale Architettura obbligatoriamente austera si porta via con sé anche una bella fetta di indotto economico che abitualmente la accompagna e che ricade su Venezia.

Non si tratta solo delle ospitalità alberghiere, ma del catering dei ristoranti per party e inaugurazioni che non ci saranno, del crollo del traffico di taxi – oltre che delle linee di trasporto pubblico – che normalmente “esplode” nella settimana del vernissage. Tutto legato anche alla possibilità per molti espositori e ospiti stranieri di raggiungere Venezia in quegli stessi giorni.

Per quarantene e tamponi da chi proviene dall’estero la Biennale si attiene alle disposizioni emanate dal nostro ministero degli Esteri, ma poi ogni Paese, naturalmente, tiene conto delle sue, in un quadro necessariamente in evoluzione giorno dopo giorno in base all’andamento del virus. —

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