Turismo abusivo a Venezia, blitz a Castello: tre appartamenti trasformati in alberghi
La polizia locale ha scoperto due strutture ricettive abusive nel sestiere di Castello: 15 camere e almeno 30 posti letto ricavati da tre appartamenti. Sanzioni per oltre 10.400 euro, l’operazione è partita dall’abbandono di rifiuti su una barca da lavoro

Un carico di rifiuti abbandonato su una barca da lavoro ha fatto emergere un sistema di ricettività turistica abusiva nel cuore di Venezia.
È quanto scoperto dalla polizia locale nel sestiere di Castello, dove gli agenti hanno individuato due strutture gestite, di fatto, come alberghi senza le necessarie autorizzazioni: 15 camere complessive, ricavate da tre appartamenti, per almeno 30 posti letto. Le sanzioni amministrative previste superano i 10.400 euro.
L’operazione
L’indagine ha preso avvio dalla segnalazione di un cittadino, che aveva trovato la propria imbarcazione da lavoro, regolarmente ormeggiata in un canale veneziano, trasformata da ignoti in una sorta di deposito abusivo. A bordo erano stati lasciati diversi materiali di scarto, tra cui apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, oltre a documenti cartacei che si sono rivelati decisivi per ricostruire la vicenda.
Dalla documentazione rinvenuta, gli operatori del nucleo di polizia dell’ambiente centro storico e isole e del nucleo polizia tributaria Venezia centro storico e isole sono riusciti a risalire a due attività ricettive nel sestiere di Castello. I successivi sopralluoghi hanno permesso di ricostruire un’organizzazione articolata su tre unità immobiliari, riconducibili alla stessa proprietà e gestite dalla medesima società, già attiva a Venezia nei settori della ristorazione e dell’ospitalità alberghiera.
Le strutture
Il primo immobile era un appartamento di grandi dimensioni, riorganizzato per ottenere otto camere destinate ai turisti. Per aumentare la capacità ricettiva sarebbero stati trasformati anche locali originariamente adibiti a soggiorno.
La seconda struttura si trovava in un palazzo a circa venti metri di distanza. Qui due appartamenti, formalmente dichiarati come locazioni turistiche, erano stati di fatto accorpati e trasformati in un’unica attività con sette camere. Gli accessi originari alle due unità erano stati eliminati e la distribuzione interna modificata, ricavando nuovi spazi per gli ospiti anche da ambienti precedentemente destinati a cucina e soggiorno.
A convincere gli agenti che non si trattasse di semplici locazioni turistiche, ma di attività organizzate secondo modalità alberghiere, è stata anche la gestione dei servizi. Le camere venivano riordinate quotidianamente e le due strutture condividevano una portineria, collocata in uno degli immobili. Un sistema unitario di accoglienza e gestione che, insieme alla configurazione degli appartamenti, ha consentito di accertare l’esercizio di attività alberghiere senza la prevista classificazione e senza la Segnalazione certificata di inizio attività.
Mancavano anche i dispositivi di sicurezza
Nel corso dei controlli, all’interno delle due unità formalmente comunicate come locazioni turistiche, la polizia locale ha riscontrato anche l’assenza dei dispositivi di rilevazione del gas combustibile e del monossido di carbonio, previsti dalla normativa nazionale vigente.
Per entrambe le attività saranno contestate le violazioni relative all’esercizio di attività alberghiera senza classificazione e Scia. Alla struttura ricavata dall’accorpamento dei due appartamenti si aggiungeranno le sanzioni per la mancanza dei dispositivi di sicurezza. L’importo complessivo delle multe previste supera i 10.400 euro.
Venturini: «Tolleranza zero»
«Siamo di fronte a comportamenti gravissimi, che danneggiano il tessuto cittadino e determinano una concorrenza sleale nei confronti di chi lavora onestamente e rispetta le regole», osserva il sindaco Simone Venturini, «non possiamo permettere che la nostra città venga sfruttata in questo modo».
«Su questi comportamenti avremo tolleranza zero. Continueremo con determinazione i controlli per individuare chi pensa di poter aggirare le regole al solo scopo di aumentare i propri guadagni, a discapito della città e degli operatori corretti», conclude, «questo è il turismo che fa male a Venezia, senza alcun rispetto per il territorio e per la comunità che lo vive ogni giorno. Non è questo il modello di turismo che vogliamo».
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