Mira, torna l’incubo allagamenti
MIRA. Strade allagate, danni all’agricoltura e alle auto in sosta e alberi caduti sulle strade. Questo il bilancio del maltempo che si è abbattuto lunedì sera in Riviera nei Comuni di Mira, Pianiga Camponogara, Campolongo e Campagna Lupia. A Mira sono andate in sofferenza per l’ennesima volta le aree di Pavesi a Mira Taglio, l’area di via Molin Rotto a Gambarare e la zona di Porto Menai. Ad Oriago l’area di via Ghebba e laterali dove la pioggia ha provocato allagamenti in garage e seminterrati . Anche i sottopassi sono andati in tilt a Marano e Valmarana a causa dell’acqua, mentre via Valmarana, la strada che costeggia lo stadio comunale, si è trasformata in un acquitrino. Ma è stato il vento il problema principale. A Mira grossi rami sono caduti sulla Brentana e in via Molinella a Mira Vecchia. Sullo stesso tratto di regionale 11 le transenne usate per i cantieri, per la realizzazione della pista ciclabile, sono finite in mezzo alla strada e hanno colpito dei mezzi in transito provocando ammaccature e danni . Si sono verificati anche temporanei blackout. Per cercare di monitorare la situazione è stata allertata e messa in azione la Protezione civile.
A Pianiga il maltempo ha provocato danni e disagi per la caduta di grossi rami e alberi. «Alcuni alberi sono caduti in via Onesti e Via Montello», spiega il sindaco del paese Massimo Calzavara, «in mezzo alle strade bloccando quasi completamente il transito. Problemi ci sono stati anche a Cazzago e Mellaredo. Abbiamo fatto subito intervenire gli uomini della Protezione civile e già nella serata di lunedì erano al lavoro per rimuovere gli alberi dalle carreggiate. Alberi che però sono stati rimossi completamente solo nella giornata di ieri». Disagi anche se in tono minore si sono registrati nei Comuni dell’area sud del comprensorio. A Lughetto il forte vento ha provocato la caduta di calcinacci da una casa colonica. Problemi anche nelle laterali di via Nuova fra Calcroci e Camponogara. Forte vento e caduta di alberi infine a Liettoli sulla strada che porta a Sandon di Fossò.
Alessandro Abbadir
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








