Mestre, i negozianti tifano per il recupero dell’ex Umberto I: «Basta degrado»
Il dibattito sulla rigenerazione del centro, è scontro tra comitati: 400 firme a favore della riqualificazione. L’intervento da 150 milioni farà nascere un nuovo rione

«Dopo 18 anni di vita nel degrado e di progetti falliti ora che si vede un minimo di luce c’è chi si attacca a qualsiasi questione per contestare il progetto di recupero dell’ex Umberto I. Forse per cercare visibilità. Andare avanti, ancora, con queste recriminazioni rischia di fare un danno a tutta la comunità».
Il farmacista Antonio Sabbadin, assieme al figlio, si espirme a nome del comitato “Via Circonvallazione parla”, che ha già raccolto quasi 400 firme di residenti e commercianti della zona che hanno aderito alla iniziativa di pressing affinché l’ex ospedale non sia più un “buco nero” per il centro di Mestre.
La presa di posizione è una risposta al comitato “Ex Umberto I - Bene comune”, con portavoce Monica Coin, che contesta da tempo il progetto da 150 milioni del gruppo Alì per trasformare i 5 ettari dell’ex ospedale in un nuovo quartiere della città, in riva al Marzenego. Un supermercato della catena alimentare da 2.500 metri quadri e in una serie di torri destinate a residenziale e direzionale. Altezze al di sotto dei 90 metri, il limite per lo skyline fissato dall’Unesco: la torre più alta arriverà a 87 metri, le altre sono di 42 metri, 42,5 metri e 76 metri con un quinto edificio che potrebbe anche diventare albergo e studentato e un migliaio di posti auto, di cui 500 nell’interrato sotto il supermercato.
Il progetto, dopo l’ok della commissione Vas, ora deve tornare all’esame del consiglio comunale per definire il piano urbanistico. E i cittadini si dividono, con due visioni diametralmente opposte, tra favorevoli e contrari all’investimento.
Da una parte, il gruppo di residenti e commercianti di via Circonvallazione, che chiede un futuro di rilancio per l’area dopo quasi vent’anni di desertificazione, che ha svuotato i negozi e ridotto il valore delle case.
I Sabbadin spiegano: «Ora il progetto è stato approvato dalla Regione, risulta essere eco-sostenibile e se ne occupano importanti architetti. Ancora polemiche?». E proseguono: «Ci auguriamo che chiunque vinca le elezioni comunali non vada dietro a sterili polemiche a discapito di una comunità che da 18 anni convive con questa situazione di degrado. Chi adesso si candida parla di rigenerazione e di rioccupare spazi vuoti, senza interventi spot, giustamente. Speriamo che le polemiche di altri non arrivino a fermare un progetto come quello del gruppo Alì. Altrimenti si produrrebbe un danno irreparabile al tessuto cittadino che penalizzerà per sempre chi lavora e vive qui tutti i giorni», ribadiscono.
Invece il comitato “Bene comune” critica il Comune per non aver tenuto conto delle osservazioni e non aver mai sostenuto un vero recupero dell'area, in particolare non aver investito nella tutela dei padiglioni storici destinati ad uso pubblico. Il De Zottis verrà abbattuto per ricavarci un parcheggio pubblico. Il Cecchini verrà ristrutturato come l’ex Cup, occupato dai ragazzi di Pandora. Sul Pozzan occorre discutere. Il comitato “Bene comune” ha chiesto che del progetto non discuta una amministrazione che sta per scadere.
«Siamo consapevoli che le scelte che verranno fatte sono estremamente “politiche”, se la politica ha un senso, e per questo motivo stiamo organizzando un incontro con tutte le forze politiche per interrogarle sulla posizione che terranno in occasione di un eventuale voto finale in Consiglio comunale, ed impegnarle a prendere una decisione il più possibile consapevole sul futuro della città di Mestre e del suo centro storico», ha ribadito la Coin.
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