Mestre, condomini e aree verdi sostituiranno l’ex Telecom e i magazzini Campana

Il progetto prevede la demolizione delle strutture prive di valore architettonico, il recupero degli edifici di interesse storico e un complesso a prevalente destinazione residenziale di alto profilo. Prevista lo spazio per nuovi esercizi commerciali

Edoardo Fioretto
La presentazione dei nuovi progetti
La presentazione dei nuovi progetti

Ci sono buchi neri che non fanno rumore. Restano lì: serrande abbassate, porte murate, cemento stanco, promesse appese ai cartelli. A Mestre ne spariranno due, almeno sulla carta diventata delibera.

La giunta ha approvato la Variante 122 al Piano degli interventi e ha fatto entrare nella fase operativa il recupero dei Magazzini Campana, in piazza XXVII Ottobre, e dell’ex torre Telecom alla Cipressina. Due luoghi diversi, stesso destino: uscire dall’abbandono e tornare dentro la città. La manovra porterà 80 appartamenti di alto livello in città

Il piano è stato illustrato ieri al municipio di Mestre dal sindaco Simone Venturini e dall’assessore all’Urbanistica Paolo Romor. Il provvedimento ratifica la scelta dei due piani di recupero selezionati con il Bando riuso 4, riconoscendone l’interesse pubblico secondo la legge regionale sul contenimento del consumo di suolo. Dopo l’adozione in Consiglio comunale, lo scorso 26 febbraio, il percorso urbanistico fa un altro passo avanti.

Il primo intervento riguarda i Magazzini Campana, 1.745 metri quadrati tra piazza Barche e via Paolo Sarpi. Oggi è un pezzo di città fuori tempo: edifici obsoleti, volumi poco coerenti con il contesto, una soglia urbana che dovrebbe accompagnare verso il centro e invece resta sospesa.

Il progetto prevede la demolizione delle strutture prive di valore architettonico, il recupero degli edifici di interesse storico e un nuovo complesso a prevalente destinazione residenziale di alto profilo. Non solo case. Le attività commerciali esistenti saranno mantenute e saranno inseriti nuovi servizi, tra cui un maxi parcheggio per le bici. La rigenerazione toccherà anche gli spazi pubblici vicini: rifacimento di via Sarpi, recupero dell’antico arco, percorsi pedonali, illuminazione, arredo urbano, sottoservizi, rete per le acque meteoriche e sistemazione dell’area verde. Cose minute, ma decisive: il marciapiede, la luce, la panchina, il percorso che non sembra un retrobottega.

Il secondo intervento si sposta in via San Damiano, nell’ex compendio Telecom della Cipressina. Quasi 14.000 metri quadrati di infrastruttura tecnologica dismessa, da tempo in stato di abbandono. Le vecchie strutture a nord saranno demolite per lasciare spazio a tre edifici residenziali di cinque piani, con parcheggio privato interrato da 120 posti auto. La torre esistente, alta 52 metri (per 14 piani) sarà restaurata e rifunzionalizzata: uffici ai primi livelli, alloggi ai piani superiori.

Anche qui il progetto restituisce qualcosa al quartiere: un’area verde attrezzata in continuità con via Olivolo, un nuovo parcheggio pubblico e una pista ciclopedonale di circa 600 metri, pensata per collegare via San Damiano al sottopasso verso il centro. Non nuovo suolo, dunque, ma vecchio patrimonio da riaprire.

«Avviamo una forte azione di rigenerazione urbana», dice Venturini, «incentivando investimenti privati per recuperare patrimonio edilizio vuoto, che oggi rischia il degrado anche in contesti di pregio. Interveniamo su veri e propri buchi neri della città, situazioni irrisolte che da troppo tempo generano problemi e incidono sulla qualità urbana». Mestre, aggiunge, ha diritto a una città di qualità anche dal punto di vista architettonico.

Il sindaco lega il tema alla casa. «C’è domanda di nuove abitazioni», sostiene, «ma spesso manca un’offerta adeguata». La rigenerazione deve servire a trattenere residenti, attrarre famiglie, trasformare un problema in occasione. «Siamo pronti a discutere ogni nuovo progetto, purché sia di alto profilo», prosegue. La linea dichiarata è questa: più immobili ad alta classe energetica, meno cubature rispetto al passato, più verde, servizi e spazi pubblici.

Romor insiste sul ruolo del privato, ma con indirizzi chiari. «L’obiettivo è attrarre investimenti di qualità», spiega l’assessore, «favorendo edifici di pregio che contribuiscano alla riqualificazione della città». Nuove abitazioni, insomma, per contrastare il degrado.

Resta poi il capitolo del decoro. Venturini annuncia controlli, diffide ed eventuali sanzioni per chi lascia immobili in abbandono. Perché la città, prima ancora di diventare bella, deve smettere di marcire a pezzi. Mestre ambisce ad essere bella, ripete più volte il sindaco. La prova, adesso, non sarà la delibera. Sarà il cantiere.

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