Infiltrazioni del clan dei Casalesi in Veneto, slitta la pronuncia della Cassazione

La sentenza prevista per il 6 ottobre: in secondo grado il presunto boss di Eraclea Luciano Donadio era stato condannato a 41 anni e 4 mesi di carcere. Il suo legale denuncia l’inutilizzabilità di milioni di intercettazioni presenti nel fascicolo d’indagine

Luciano Donadio al processo in aula bunker a Mestre
Luciano Donadio al processo in aula bunker a Mestre

Slitta al 6 ottobre il pronunciamento della quinta sezione della Corte di Cassazione sui ricorsi presentati dopo le pesanti condanne dell'ottobre 2024 emesse dalla Corte di Appello di Venezia nell'ambito del processo sulla presunta infiltrazione della mafia casalese in Veneto.

In secondo grado si registrò un inasprimento delle pene inflitte dal tribunale di Venezia il 5 giugno 2023 e nelle motivazioni della sentenza - ben 3287 pagine - venne delineata l'operatività del presunto gruppo malavitoso di origine campane che aveva la sua base operativa ad Eraclea.

Tra gli imputati spicca la figura dell'imprenditore edile Luciano Donadio (difeso in Cassazione dall'avvocato Dario Vannetiello mentre nel giudizio di merito è stato rappresentato dall'avvocato Giovanni Gentili), ritenuto il boss dell'articolazione autonoma del clan dei Casalesi (operativa sul territorio fino dal 2002) condannato a 41 anni e 4 mesi di carcere (pena ridotta a 30 anni per il principio moderatore), a cui si contestano 63 reati: è ritenuto dagli inquirenti il capo dell'organizzazione di origine casalese.

Il suo legale, che ha depositato 26 impugnazioni, ha anche denunciato la violazione del diritto di difesa e invocato l'inutilizzabilità di milioni di intercettazioni captate in decenni di indagine, sollevando anche una questione di illegittimità costituzionale della norma in materia di intercettazioni.

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