Mestre, casa d'appuntamenti "di massa" con clienti da tutto il Veneto
Arrestata la tenutaria e denunciato un uomo. Le ragazze erano cinesi e pagavano i debiti del viaggio. Tariffario per tutte le tasche

MESTRE. Prostituzione cinese ai tempi del covid. Carabinieri scoprono casa del sesso “di massa” nel Quartiere Piave a Mestre.
I carabinieri della compagnia di Mestre hanno di fatto smantellato l’attività di una casa d’appuntamenti, arrestando e denunciando in stato di libertà rispettivamente due cittadini cinesi, la 35enne Y.X. ed il 42enne C.B., per sfruttamento della prostituzione commesso almeno a partire dall’anno 2019 nei confronti di un gruppo di giovani donne loro connazionali. Queste dovevano ripagare il debito sostenuto per l’arrivo in Italia e, come spesso avviene, nel caso fossero già state prostitute in Cina, potevano ripagarlo più velocemente continuando la prostituzione anche in Italia, ma lasciando vviamente gli incassi all’organizzazione che aveva predisposto il loro ingresso nel nostro Paese.
L’indagine, nata nel novembre 2019 è scaturita da alcuni accertamenti svolti dai carabinieri del nucleo radiomobile di Mestre, che si sono incentrati anche su siti internet e pagine/chat sui social network, che pubblicizzavano appuntamenti a Mestre, zona via Piave – Felisati, offrendo rapporti sessuali a pagamento di qualsiasi tipo con giovani donne, rendendo particolarmente facile contattare un numero di cellulare indicato.
Con il numero i carabinieri hanno individuato l’appartamento. All’interno della casa di appuntamento alcuni giovani ragazze cinesi venivano infatti costrette ad avere rapporti sessuali a pagamento con i clienti. Semplice la dinamica: il frequentatore in cerca di avventure erotiche, dopo aver annotato il numero di telefono pubblicizzato, contattava l’utenza e dall’altra parte rispondeva sempre la stessa sfruttatrice, la quale teneva i primi contatti per verificarne l’attendibilità, concordare le modalità della prestazione, il prezzo ed eventuali richieste particolari. Il secondo step era l’attivazione della squillo che di lì a poco il cliente avrebbe incontrato con la conferma dei dettagli e del prezzo concordato.
Un tariffario variegato per “tutte le tasche” con prestazioni a partire da 50 euro che giungevano anche a 500 euro per richieste particolari. Il tutto organizzato nei minimi dettagli, ma quello che sconcerta è il numero di clienti che la casa era in grado di accontentare, numeri solamente scalfiti dalle restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica. Gli investigatori hanno accertato che nel pieno “lockdown” nel corso di una giornata si arrivava a oltre 25 clienti, cifra che è poi cresciuta inesorabilmente con la maggiore possibilità di spostamento anche da altre province.
L’intensa attività era gestita dalla donna arrestata. All’interno della casa di appuntamento le giovani prostitute cinesi venivano costrette quotidianamente ad una vita di sfruttamento e rapporti sessuali con tantissimi clienti, dai ragazzini agli anziani e di tutte le estrazioni sociali. Sono state proprio le tracce sui social a indicare ai carabinieri i dettagli e i luogo degli appuntamenti.
L’attività di indagine successiva ha poi consentito di delineare le modalità degli incontri e la struttura predisposta della matrona con le giovani prostitute alle dipendenze. Gli inquirenti sospettano che quello scoperto fosse un vero e proprio market del sesso a basso costo ed immediato, che prosperava con lo sfruttamento di giovani ragazze cinesi costrette alla prostituzione dai loro stessi connazionali, in cambio di una sistemazione dignitosa e del minimo indispensabile per la sopravvivenza, ma che garantiva una fiorente attività con introiti da capogiro. Solo nel corso dell’ultimo intervento, avvenuto lunedì, sono stati rinvenuti più di 8.000 Euro, possibile incasso del fine settimana “produttivo”.
Le indagini svolte dai carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica di Venezia, hanno quindi consentito di arrestare la donna accusata di avere un ruolo chiave.
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