Mai restituti agli ebrei i beni confiscati in città durante la guerra mondiale

Nell'elenco: case, quadri, soldi e anche un pianoforte Luzzatto: «La legge prevede che siano riconsegnati»
Una manifestazione in ricordo della Shoah
Una manifestazione in ricordo della Shoah
 
Ci sono beni, case, soldi, quadri e anche un pianoforte, che fascisti e nazisti confiscarono ad ebrei veneziani tra il 1943 e la fine della guerra che non sono mai stati restituiti. «Lo sappiamo - ha dichiarato ieri il presidente della Comunità ebraica lagunare Amos Luzzatto - ma la restituzione, nonostante la legge, è complicata».
 La scoperta è recente e l'hanno fatta le studiose Patrizia Bortolozzo, Claudia Salmini e Alessandra Schiavon dell'Archivio di Stato, Renata Segre della Comunità ebraica (coordinate dal direttore Raffaele Santoro) all'Archivio dei Frari. Hanno cercato e scelto i documenti storici sulla persecuzione degli ebrei a Venezia da esporre nella mostra che sarà inaugurata il 26 gennaio alla Biblioteca Marciana e che sarà presumibilmente visitata in quei giorni dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, essendo stata scelta quest'anno Venezia città di riferimento per il «Giorno della memoria», il 27 gennaio, così come lo era stata Torino nel 20010.  Le confische ed i sequestri da parte della Repubblica di Salò iniziarono nel 1943 a seguito delle disposizioni del 27 novembre di quell'anno, sulla base anche di elenchi preparati negli anni precedenti grazie alle leggi razziali del 1938. Naturalmente scattarono anche in laguna e così passarono di mano appartamenti, gioielli, vestiti, qualsiasi oggetto di valore, ma anche quadri, opere d'arte e strumenti musicali. Finirono nelle case di privati e soprattutto furono confiscati e messi a disposizione dello Stato, di alcune istituzioni pubbliche. A dimostrarlo sono i documenti recuperati in questi giorni (alcuni saranno esposti nelle bacheche della mostra alla Marciana) presso l'Archivio di Stato di Venezia e fino ad ora mai resi noti.  «Molti beni non sono stati restituiti anche perchè per riaverli è necessario avviare procedimenti che durano anni e alcuni di noi hanno lasciato perdere» ha spiegato ieri il presidente della Comunità veneziana Luzzatto. Nessuno, comunque, tra i privati e gli enti pubblici, avrebbe ancora pensato di restituire ai legittimi proprietari o, comunque ai loro eredi, i beni, nonostante via sia stata una vecchia legge che lo prescriveva e, inoltre, vi sia stato il pressante invito della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato le attività di acquisizione. Organismo istituito nel 1998 dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, restituzione espressamente prevista con una Relazione conclusiva resa nota ormai nel 2002. In quell'occasione, la presidente della Commissione, la veneta Tina Anselmi, aveva sostenuto che «prima di essere un affare di denaro, la spoliazione è stata una persecuzione il cui obiettivo finale era l'annullamento morale e quindi lo sterminio» degli ebrei.

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