«Ma quale attore con disabilità sono i migliori possibili sul palco»

la storia
Che cos’è la vita? Dov’è la verità? Chi sono io? Lenz Fondazione ha portato in scena qualche giorno fa alla Biennale di Teatro uno spettacolo che smuove le corde della società, sebbene i fondatori Francesco Pitto e Federica Maestri non vogliono che si chiami teatro sociale.
In scena Barbara Voghera, attrice sensibile, che da 20 anni si espone sul palco seguendo il percorso avviato dalla Fondazione Lenz con persone con disabilità, le uniche secondo i fondatori in grado di interpretare il teatro contemporaneo. «L’idea nostra non è di fare quello che in genere viene chiamato teatro sociale, ma un vero è proprio teatro d’arte per il quale l’attore che verrebbe chiamato con disabilità secondo noi invece è l’attore ideale e migliore possibile per il teatro» fa sapere Lenz Fondazione. Voghera è stata la scintilla che ha fatto scattare un percorso entusiasmante, non ancora presente sul nostro territorio, che ha comunque una ricaduta sociale nel senso di impatto emotivo molto forte sul pubblico. Non a caso sono trent'anni che diverse aziende sanitarie contribuiscono alla crescita di questa realtà che offre comunque a persone con disabilità la possibilità di esprimere e di intraprendere un percorso, e in questo caso anche una carriera, artistica.
La conoscenza di Voghera a Parma era avvenuta proprio in un laboratorio organizzato da un’azienda sanitaria che ha creato la base per una nuova visione e drammaturgia. Per Lenz Fondazione l’interpretazione degli attori sensibili rompe lo schema classico del teatro, basato sull’immedesimazione, aprendo un varco verso la dimensione di quello che chiamano un corpo psichico. Per adesso Lenz Fondazione non ha attivato percorsi di formazione in questo senso, ma sarebbe disponibile a una riflessione, qualora si aprisse la possibilità. L’esperienza, conosciuta a livello italiano, offre anche uno spunto per quelle tante realtà che si occupano ogni giorno di disabilità, dimostrando che il talento va portato alla luce. In scena La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca con un’attrice che per 40 minuti ha incarnato i quesiti più umani a cui nessuno sfugge, come la consapevolezza di quanto sia effimera la vita. —
V.M.
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