L’aringa dal Nord scarseggia, corsa contro il tempo per il piatto della tradizione

A Concordia, sede anche della Confraternita, i ristoratori preoccupati perché faticano a reperire il pesce, simbolo del mercoledì delle ceneri 
Rosario Padovano

La storia. 
Scarseggia la “renga”, è allarme: corsa contro il tempo per cercare di rimediare la pietanza più importante del periodo, l’aringa, simbolo a tavola del tradizionale “Mercoledì delle ceneri”. Accade nella riconosciuta capitale locale, ovvero Concordia Sagittaria, dove per altro è stata fondata qualche anno fa la “Confraternita della Renga”, che non è altro che l'espressione di un piatto che qui affonda le sue radici nei secoli.

Qui si celebra da 27 anni il concorso “Renga d’oro”, il cui epilogo mercoledì sera ha visto trionfare il ristorante Alla Torre. È una gara tra cuochi dei più importanti ristoranti concordiesi. Il problema relativo all'approvvigionamento della “renga”, che va preparata con cura prima di finire a tavola secondo una tradizione secolare, riguarda anche altri prodotti della pesca, come i canestrelli o le cappelunghe.

«Un po’ tutta la filiera ittica sta soffrendo per varie congiunture», ammette Enrico Santinelli, a capo della Confraternita della Renga di Concordia, «le cause sono infatti molteplici. Dal recente aumento dei prezzi alla mancanza di manodopera, alla presunta scarsità dei mari del Nord».



I ristoranti di Concordia hanno scorte a disposizione per i prossimi due giorni.

«Ma il tempo per rimediare c'è e stiamo lavorando forsennatamente, per garantire che il cliente dei ristoranti abbia a disposizione il pesce che tanto apprezza», continua Santinelli, «i ristoranti a Concordia stanno lavorando giorno e notte per garantire il rispetto della filiera. Tra il fine settimana e il 2 marzo tutto sarà risolto».

La tradizione della “renga” in tutto il territorio riguarda l'entroterra, le campagne, mentre sul litorale questo cibo non va per la maggiore, per un motivo molto semplice: tra Caorle e Chioggia i prodotti pescati del proprio mare sono a chilometri zero, mentre la “renga” resta un pesce estero, importato dal Nord Europa.

Si trovano esemplari tra la Scozia e i mari del Nord. Una volta era pieno di aringhe l'estuario del fiume Hudson, negli Stati Uniti. Oggi non più.

«La tradizione della “renga” si perde nella notte dei tempi, fin dal Concilio ecumenico di Nicea del 325 dopo Cristo, quando», ricorda Santinelli, «si dovettero trovare prodotti alternativi alla carne nel periodo di quaresima. La “renga” era il piatto delle popolazioni povere. A Venezia i “siori” mangiavano invece lo stoccafisso, più pregiato».

Ottimista è l’assessore al commercio concordiese Eligio Molent. «La carenza di aringhe mi giunge un po’ nuova. Credo che i ristoratori di Concordia si siano attrezzati per tempo. Vanno però valutate bene le congiunture».

E a proposito di prodotti ittici, scarseggiano anche i canestrelli nei ristoranti locali. Ma per Gianni Stival, presidente del consorzio Co.Ge.Vo, non c'è nulla di cui preoccuparsi.

«In questo periodo invernale i canestrelli certamente non mancano sul nostro litorale, ma in molti esemplari si deve formare il corallo. In primavera di canestrelli ne avremo finché vorremo. Per le cappelunghe i rifornimenti sono adeguati, mentre nell’ultimo periodo i ristoranti hanno scoperto l’anguilla già preparata dai consorzi, cioè già spinata e sezionata in una confezione da conservare». —


 

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