Addio a Giorgio Crovato, lo studioso gentile che amava Venezia

Grande partecipazione ai Santi Apostoli per i funerali di Giorgio Crovato, storico e studioso di Venezia scomparso a 74 anni. L’ultimo saluto della città tra cultura, sport e tradizioni lagunari

Alberto Vitucci
I funerali
I funerali

«Era uno studioso appassionato della sua città. E la sua dote principale era la gentilezza. Giorgio ha lasciato un segno importante, e voi che siete qui così numerosi ne siete la testimonianza».

La grande chiesa di Santi Apostoli fatica a contenere la folla accorsa a dare l’ultimo saluto a Giorgio Crovato, storico e studioso di Venezia scomparso a 74 anni dopo una lunga malattia che aveva affrontato con grande coraggio e sempre con il sorriso.

Dall’altare il parroco don Paolo Bellio lo ricorda con affetto. Giorgio abitava a pochi passi dalla chiesa, era facile incontrarlo e parlare con lui. Accanto a don Paolo concelebrano due anziani sacerdoti amici di Giorgio, don Renzo Scarpa e monsignor Ettore Fornezza, già segretario di Albino Luciani.

In chiesa in prima fila la moglie Paola e i figli Jacopo e Mattia, il fratello gemello Maurizio, giornalista con cui Giorgio aveva condiviso una vita di affetti e tante battaglie per Venezia. I libri sulla laguna e le isole, la storia delle regate, la storia della Reyer. Tra la gente ex assessori come Mara Rumiz e Michele Mognato, ex rettori Iuav Marino Folin e Amerigo Restucci, consiglieri comunali di maggioranza e opposizione.

C’è anche l’ex sindaco Luigi Brugnaro, dietro a Ermelinda Damiano con la fascia tricolore che rappresenta il Comune di Venezia. C’è anche il mondo dello sport. Tanti giocatori della Reyer, campioni del remo come Rudi e Ivo Vignotto, Ivo Redolfi Tezzat, Gigi Fongher. Ci sono i soci della Settemari che lo salutano indossando la divisa sociale. Alzaremi per Giorgio in campo Santi Apostoli.

A trasportarlo a San Michele la storica Diesona, la barca di rappresentanza dell’associazione che Giorgio, che è stato socio fondatore della Settemari insieme al fratello gemello Maurizio, aveva contribuito ad acquistare con i proventi dei suoi libri. Grande commozione e una intera città stretta intorno alla famiglia. «Giorgio lascia un grande vuoto», ha detto ancora don Paolo, «perché prima aveva creato un grande pieno. Di cose fatte e studi che lascia a tutti noi». Ciao Giorgio.

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia