L’alzaremi e 1500 persone per l’addio a Roberto Paties

Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo gremita per l’ultimo saluto al ristoratore L’omaggio della Reyer e di tanti amici. «Era una persona solare e accogliente»
Di Vera Mantengoli

Basilica di Santi Giovanni e Paolo piena ieri mattina per il funerale del veneziano Roberto Paties Montagner, manager dell’Hotel Bonvecchiato e figlio del noto ristoratore Eligio, proprietario dei «Do Forni».

Almeno 1500 persone hanno salutato il 43enne morto all’improvviso lunedì scorso, quando sembrava potesse ancora sconfiggere la malattia. Il piccolo figlio Edoardo, accompagnato dal nonno, ha letto in chiesa una commovente lettera. Tantissime le lacrime versate per la perdita di Roberto, ricordato per il suo sorriso, la sua gentilezza e la sua indole accogliente, come ha dimostrato nel corso della sua breve vita nel calore dato alla famiglia, al lavoro e alla sua squadra del cuore, la Reyer.

A rendergli omaggio il giocatore Thomas Ress che a fine cerimonia ha donato la sua sciarpa alla vedova. I compagni degli Ultrà Panthers hanno invece trasportato la bara, coperta di fiori e della bandiera della squadra di basket veneziana. All’uscita del feretro, molti tifosi non solo veneziani, aspettavano l’amico in silenzio, tenendo con le braccia alzate le sciarpe usate e condivise durante le partite.

Dopo l’alzaremi per Roberto, la bara è stata trasportata al cimitero di San Michele in una gondola da parada listata a lutto, con il campione Giampaolo D’Este ai remi. La messa per l'ultimo saluto è stata celebrata da Don Massimiliano D’Antiga della parrocchia di San Salvador e amico di Roberto insieme ad altri preti, tra i quali monsignor Antonio Meneguolo, Ettore Fornezza, il parroco padre Angelo e il diacono Guglielmo Fasan.

Roberto che lascia la moglie Carla e i due figli Edoardo e Ginevra. Al funerale era presenta una buona fetta di Venezia: ristoratori, albergatori, tantissimi amici, oltre al suo allenatore di basket di quando era piccolo, Frank Vitucci e ad alcune personalità legate all’amministrazione comunale come l’ex segretario generale Antonio D’Ancona, Piero Rosa Salva di Vela, Michele Vianello e tanti altri. «Ha imparato dal padre Eligio il sacrificio e il senso del dovere» ha detto Don Massimiliano, dopo aver letto il passo del Vangelo su Lazzaro «e dalla madre Piera la solarità e l’amicizia, valori che ha tradotto a 360° in ogni aspetto della sua vita, una vita che non dobbiamo pensare finita, ma ancora presente nei sentimenti che proviamo per lui e nei messaggi della quotidianità che ci parleranno di lui. Con il suo sorriso, Roberto aveva nel volto la sua carta d'identità: essere accogliente, sempre».

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