La povertà al tempo della pandemia: «Casi raddoppiati, adesso c’è la coda a Mirano»

Dal pane sospeso al telefono solidale h24, i progetti della parrocchia di San Michele a Mirano. Don Favaro: ci chiedono cibo e aiuti economici, tra chi si fa avanti anche tanti italiani» 
Don Artemio Favaro, parroco di San Michele Arcangelo a Mirano
Don Artemio Favaro, parroco di San Michele Arcangelo a Mirano

MIRANO. Continuano ad aumentare le richieste di aiuto alla parrocchia di San Michele Arcangelo e all’associazione Casa Mia. Il 2020 ha creato moltissimi problemi a livello economico per le famiglie di Mirano. Ma non è solo per mancanza di denaro che le persone si fanno avanti, perché il lockdown ha portato con sé altri problemi.

«Stiamo avendo un ruolo prezioso per il territorio», conferma don Artemio Favaro, «C’è una dimensione del sociale che zoppica molto. Da quando sono arrivato, cerco di coniugare in modo puntuale e intenso il rapporto tra associazioni, Caritas e Comune per gli interventi necessari. Lungi da noi cercare di fare ghetto, tentiamo solo di essere un punto di riferimento privilegiato a prescindere dal territorio".

"Credo nelle sinergie, mettendo insieme la professionalità. Purtroppo lo scorso anno i problemi e il disagio sono aumentati: parlo di decine di casi che seguiamo ancora. Da un lato aiutiamo in maniera spicciola con viveri, vestiario e altro supporto. Con l’associazione Casa Mia, che ho fondato cinque anni fa sull’esempio di quanto avevo fatto a Quinto di Treviso, assieme a vari professionisti diamo un supporto ben più importante». A presiedere Casa Mia è l’avvocato Lucia Coin. Si tratta di un’associazione che collabora anche con il Tribunale di su casi di disagio familiare. Ci sono poi volontari ed educatori.

«Tutti lavorano con uno stile laico nel senso più nobile del termine», prosegue il parroco, «È un lavoro enorme e c’è la coda: lo scorso anno sono aumentati i casi di violenze anche su minori e le separazioni. Gli episodi sono almeno raddoppiati rispetto al 2019. Come Caritas, invece, abbiamo creato negli ultimi mesi due importanti progetti. Quello del pane sospeso e un telefono solidale h24. Il primo, dopo la verifica dell’indigenza, si basa sulla consegna alla famiglia di una tessera a punti, dove ogni punto equivale a un chilo di pane. Inizialmente le tessere ne hanno 8, e una volta terminate si possono rifare. Il panificio Agostini ha deciso di collaborare con noi. Chi può, fa una donazione per coprire le spese. Con il telefono solidale cerchiamo di capire le esigenze delle persone».

Principalmente a chiedere aiuto sono cittadini stranieri, ma anche molti residenti a Mirano e nei Comuni limitrofi se la stanno passando male. «Aumentano e lo sappiamo, ma in maniera silenziosa. C’è una dignità sommersa che rispettiamo, però il problema è sempre crescente», conclude don Artemio. «Le richieste principali in parrocchia? Pacchi viveri, aiuti economici per affitti, bollette e sfratti. Nella casa di prima accoglienza per stranieri abbiamo ora sei persone». —



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