«La mafia c’è in Veneto, ma la società è sana»

Bruno Cherchi dialoga con Rosy Bindi: le amministrazioni devono tenere gli occhi aperti su opere pubbliche e appalti

«Il Veneto e il Nordest non sono mai state un’isola felice: non si parla più di “infiltrazioni”, qui c’è una forte presenza delle mafie. Ce ne siamo accorti tardi. Nel passato c’è stata da parte di magistratura, forze di polizia e società civile un’insufficiente attività: lo rilevò all’epoca anche la commissione antimafia presieduta dall’onorevole Bindi. Ci fu sottovalutazione da parte delle forze di polizia davanti a un fenomeno evidentissimo. E così da parte della società civile, dei Comuni, di Province, associazioni di categoria e comunità veneta».

Va giù diretto il procuratore di Venezia e capo della distrettuale antimafia veneta Bruno Cherchi, intervenendo nella diretta Facebook organizzata dal deputato veneziano pd Nicola Pellicani, ospite anche l’ex presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

Cherchi rivendica il cambio di passo, ma denuncia ancora sbandamenti: «Le inchieste negli ultimi tre anni hanno portato a circa 200 arresti e a ben più indagati. In particolare nel Veronese, a Eraclea e nel Veneziano, ma anche attività nel Padovano e Vicentino. Per Eraclea e nei processi padovani abbiamo già le prime sentenze di condanna per 416 bis nella storia del Veneto. Qui la penetrazione delle mafie c’è, ma non è una situazione persa: la società è sana, pur con sbandamenti e grosse inchieste, è un peccato se si lascia passare una presenza criminale di questo genere. La società civile e le forze di polizia devono tenere gli occhi aperti e segnalare ogni sintomo, anche lontano. Non bastano gli impegni a parole: a Eraclea, nel Veronese, nel Padovano abbiamo trovato situazioni incancrenite e nessuno se ne era accorto».

Pellicani ricorda un recente sondaggio Demos: solo un veneto su cinque ha consapevolezza che nel Veneto ’ndrangheta, camorra, mafia ci sono.

«Al termine della visita della commissione in Veneto» ricorda Rosy Bindi «avemmo la percezione che non vi fosse una consapevolezza di quella che a noi già appariva una situazione da indagare. La Procura era sguarnita: il nostro era un segnale al Csm che tardava a fare nomine urgenti. L’importante decapitazione avvenuta nel Veneziano non significa comunque aver prosciugato la presenza delle organizzazioni criminali: impressiona l’azione dei poteri criminali e soprattutto della ’ndrangheta che ha straordinaria capacità di mimetizzarsi nei territori coinvolgendo la politica e inquinando l’imprenditoria. Ora con il Recovery Plan servirà un’enorme vigilanza. Quando sento parlare di sospensione di codici degli appalti mi preoccupo. In Europa c’è un’enorme sottovalutazione del fenomeno». «C’è ancora negazionismo» commenta Pellicani «In Europa tra le 10 emergenze ci sono i bikers e non le mafie e a livello locale il prefetto Zappalorto ha denunciato clima omertoso».

«Non posso non ricordare che Eraclea non è stata sciolta dal ministero» incalza Cherchi «pur a fronte di una indicazione puntuale e motivatissima del prefetto e di un’inchiesta di grandissimo rilievo per 416 bis. Le istituzioni devono essere unite. Ricordo poi che il Veneto è anche invaso da fiumi sostanze stupefacenti, canale privilegiato per l’acquisizione di dati economici per la criminalità organizzata e che non è solo di carattere mafioso: abbiamo organizzazioni di nigeriani, albanesi e ora anche cinesi dediti allo spaccio. Il problema centrale è la politica che fa le scelte e determina le forze istituzionali: sto facendo un grosso sforzo per creare un certo numero di magistrati capaci di gestire processi così rilevanti. La maggior parte dei colleghi dà un’elevatissima partecipazione di tempo e studio, sia per Procura che per il Tribunale. Servono forze e tecnologie che la dda veneta ancor a non ha e attenzione delle istituzioni, senza delegare alla magistratura che deve arrivare per ultima. Le amministrazioni devono tenere gli occhi aperti e controllare le proprie opere pubbliche e appalti». —



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