La lotta di Miriam, artista speciale che vince la malattia con la musica

la storia
La sua disabilità non le ha impedito di scrivere poesie e racconti, usando con un colpetto di testa un joystick che muove il cursore sullo schermo su uno speciale computer, imprimendo in questo modo l’emozione del momento che si traduce in versi o il pensiero che dà forma alle frasi. Miriam Madrone ha scritto anche un libro dal titolo “Macchie di comunicazione libera”, pubblicato nel 2018. Un volume che ha richiesto più ristampe dato che ha avuto un buon successo. Non è escluso che possa esserci un bis. Miriam è un’artista che si definisce “speciale, più unica che rara” e con le sue produzioni vuole far sapere “che la disabilità non è un limite e che tutti, nelle difficoltà, possono aiutarsi”.
Miriam ha 30 anni e da 6 vive nella Casa Gialla di Camposampiero, residenza sanitaria assistita dell’Usl 6 Euganea. Sin dalla nascita soffre di una grave disabilità che non è ben definita, tanto da diventare oggetto di studio da parte dell’Università di Chicago a cui è stato inviato recentemente il patrimonio genetico di Miriam perché venga analizzato. Si potrà così dare un nome a questa sindrome rarissima e sconosciuta. L’altra sera Miriam è salita per la prima volta su un palco per presentare la sua canzone “Rosa che punge”, dove esprime tutto l’amore che ha per la vita. Sul suo testo Erica Boschiero ha cucito la musica e ne è uscito un pezzo struggente, ben interpretato dalla stessa cantautrice trevigiana. Miriam ne è stata entusiasta e ha faticato a trattenere la felicità. Il debutto è avvenuto a Noale, la canzone ha riscosso tanti applausi che Miriam ha raccolto con emozione. Tutti meritati quegli applausi, testo e melodia trascinano in un vortice di sentimenti.
Dice la canzone: “Rosa che punge la vita nasconde, il fuoco amico del mattino, che si rispecchia giorno dopo giorno nel sole di ricordi sbiaditi. Con un centro nella profondità, nell’uomo e nella donna, in una spina. Per imparare a riconoscere il dono del presente, cogli la rosa che brucia il dolore di lasciare andare in avanti i sogni abbandonati. Non dimenticare mai di imparare dalla finestra di sole che hai davanti agli occhi. A volte il peso delle parole apre la porta del silenzio, oltre il tempo dei ricordi e la corona di petali rosso sangue. Non arrendersi alle difficoltà è lo spirito giusto per uscire dal roseto pieno di spine che si chiama vita….Il dolore chiama rispetto, il rispetto chiede la ricerca e la conoscenza di sé. Cosa conviene essere: petali o spine della vita?”.
«Miriam è una forza della natura, legge e scrive poesie, adesso anche canzoni», spiega la coordinatrice della Rsa, Paola Gottardello, «Frequenta vari tipi di attività dentro e fuori la Casa Gialla, dalla scrittura creativa alla “dance ability”, danza in carrozzina, all’interno della stanza multisensoriale dove la sua creatività prende il volo. Ultimamente alcune sue poesie sono state messe in musica. Le piace fare le cose in compagnia. Adesso si sta dedicando all’arte». Miriam nel 2010 si è diplomata al liceo scientifico e adesso si è iscritta al test d’ingresso al Dams (Discipline delle arti, musica e sSpettacolo). C’è bisogno di aggiungere altro? —
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