Il pericolo che vien dal mare Laguna, corsa contro il tempo

Se ci comporteremo bene, saremo rigorosi e rispetteremo il nostro pianeta facendo attenzione all’impatto di ogni nostro gesto quotidiano, allora possiamo sperare che l’innalzamento del mare nel 2100 sia tra i 32 e 62 centimetri. In caso contrario, se continueremo a pensare che non sta succedendo nulla allora ci troveremo di fronte a una crescita tra i 58 e i 110 centimetri. Un dramma per Venezia che in quel caso dovrebbe attivare il Mose (sempre che prima o poi sia ultimato) per la maggior parte del tempo con conseguenze sulla flora e fauna della laguna. Sono soltanto alcuni degli importanti dati condivisi da Corila (associazione scientifica partecipata dalle università Ca’ Foscari, Iuav e Bo, dal Cnr e dall’Ogs) che ha concluso il convegno di due giorni in una tavola rotonda con le maggiori istituzioni coinvolte (Arpav, ex Magistrato alle Acque, Sovrintendenza, Ispra, e Regione), eccetto il Comune che non si è presentato, né ha mandato nessuno. La ricerca Venezia 2021 ha coinvolto 250 scienziati e ricercatori ed è stata finanziata con 10 milioni di euro dal Provveditorato alle Acque. Lo scopo era di fornire conoscenze aggiornate per la gestione della laguna che, con il Mose, è diventata «la prima laguna regolata al mondo». Tra i punti toccati ci sono stati quello sull’innalzamento del mare, ovviamente con un focus su Venezia. «Gli studi che abbiamo svolto prevedono che questo progressivo aumento del livello del mare non sia lineare» spiega il presidente Antonio Marcomini. «Lo scenario che emerge prevede una pausa di una quindicina di anni seguita ovviamente da un’accelerazione. Questa pausa può essere utile perché ci dà più tempo per mettere a punto una strategia di prevenzione». —
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