«Il palasport si faccia come previsto a Tessera e non ai Pili per favorire il sindaco Brugnaro»

Le opposizioni tornano a criticare il “conflitto di interessi” sull’area di sua proprietà. Pellicani e Scarpa insistono  



La seconda seduta, stavolta ordinaria, del Consiglio comunale si è conclusa con l’approvazione del Bilancio Consuntivo con i soli voti della maggioranza e una bagarre su un problema che non era nemmeno all’ordine del giorno, come la realizzazione del nuovo Palasport nell’area dei Pili a cui tanto tiene il sindaco, Luigi Brugnaro, ormai in aperta campagna elettorale per farsi eleggere una seconda volta.

I consiglieri comunali d’opposizione – che non hanno votato l’approvazione il bilancio – parlano «dell’ennesimo e vergognoso show del sindaco Brugnano, in Consiglio comunale non per palare dei veri problemi della città, ma solo per rilanciare la sua candidatura alle prossime elezioni e ribadire che stavolta mette apertamente nel suo programma elettorale la realizzazione di un nuovo palasport nell’area di sua proprietà ai Pili dove fare giocare la sua Reyer». «Il sindaco preferisce palare dei suoi interessi piuttosto che di quelli della città e dei suoi cittadini», dice il consigliere Renzo Scarpa, approdato nel Gruppo Misto dopo la rottura con Brugnaro che anche l’altro ieri ha accusato lui e il suo collega, Ottavio Serena, di averlo “tradito”: «Ha reagito al mio intervento in cui sostenevo la necessità di parlare e del bilancio non solo in termini di entrate e uscite puramente economiche, ma anche e sopratutto per quanto riguarda le ricadute sulla vita dei cittadini e sul futuro di una città come Venezia che è al terzo porto in Europa come città più inquinata che un numero sempre maggiore di cittadini abbandonano». Renzo Scarpa, oltretutto, rinfaccia al sindaco di aver utilizzato il Consiglio per fare propaganda elettorale e per promuovere la sua area dei Pili dove le cose più urgente da fare sono la messa in sicurezza e le bonifiche.

«Per anni si parlato di fare, accanto al progettato stadio, di un palasport a nel Quadrante di Tessera», commenta, a sua volta il consigliere del Pd, Nicola Pellicani, «perchè mai ora dovremmo scegliere l’area di proprietà di un sindaco imprenditore e presidente di una società sportiva, oltre che di altre aziende, come Luigi Brugnaro, in pieno conflitto di interessi?». «Giovedì il sindaco ha monopolizzato il dibattito in consiglio comunale, come aveva fatto il giorno prima per la seduta straordinaria sui danni dell’acqua alta», aggiunge Pellicani, «solo che stavolta l’ha fatto in nome dei suoi interessi che nulla hanno a che fare con le competenze di un Sindaco, avviando di fatto la sua personale campagna elettorale in una sede istituzionale, ribadendo l'idea di ricandidarsi, mettendo al primo posto del programma il progetto di realizzare nell'area dei Pili, di sua proprietà, il nuovo palasport». Pellicani insiste sul fatto che «non si è mai visto nella storia repubblicana un sindaco che costruisce un palasport, o comunque sviluppa una grossa lottizzazione, in un'area di sua proprietà. Un conflitto di interessi enorme di un sindaco che in modo così spregiudicato autorizza se stesso a dar vita a una vera e propria speculazione immobiliare di simili proporzioni». Il consigliere dl Pd si dice, comunque d’accordo sul fatto che «alla nostra città serva un nuovo palasport in quanto il Taliercio, realizzato più di 40 anni fa su iniziativa di mio padre, Gianni Pellicani allora vicesindaco, è superato».

«Quello che non si comprende», aggiunge, «è per quale motivo oggi si debba realizzare un nuovo impianto in un'area inadeguata, solo perché di sua proprietà. L'amministrazione Brugnaro si riempie la bocca di gestione dei flussi per decongestionare Venezia e dopo la colata di cemento per i nuovi alberghi low cost a Mestre e dopo aver raddoppiato la cubatura ricettiva al Tronchetto, vorrebbe ora realizzare un palasport da 15 mila posti ai piedi del Ponte della Libertà, attirando nuovo traffico e migliaia di persone alle porte di Venezia, in un’area contaminata come i Pili, magari con nuove attività commerciali e ricettive che non alleggeriscono la pressione turistica». —





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