Mestre, i musulmani si uniscono per la moschea: «Pregare è un diritto»

Imam e comunità islamiche di Venezia e Mestre si confrontano dopo i controlli del Comune sui luoghi di preghiera. La richiesta: un tavolo con le istituzioni: «Siamo cittadini che lavorano in questa città. Si faccia un tavolo con le istituzioni»

Marta Artico
Musulmani in preghiera
Musulmani in preghiera

I musulmani della città, appartenenti a moltissime nazionalità differenti, non sono quella bengalese, si stanno unendo, sulla scorta del giro di vite di Ca’ Farsetti nei confronti di capannoni, concessionarie, ed ex negozi trasformati in luoghi di culto.

Gli imam e i portavoce delle comunità, si stanno confrontando, per capire come muoversi. Anche perchè a tutti i luoghi di culto, stanno arrivando avvisi di demolizione di opere abusive, verbali per irregolarità urbanistiche che fanno riferimento al fatto che i locali non hanno la conformazione per ospitare la preghiera del venerdì.

Kamrul Syed, presidente della Venice Bangla School, sta contattando i vari imam e presidenti dei centri di culto, da Mestre a Marghera. «I musulmani, e non parlo solo dei bengalesi» dice «lavorano negli hotel, nelle cucine dei ristoranti, nei mercati, vendono la frutta e la verdura ai cittadini. Mandano avanti le fabbriche di Marghera, costruiscono le navi, fanno moltissimi lavori, sono parte del tessuto economico oltre che sociale della città. Se si chiudono i loghi di culto, dove vanno queste persone a pregare? Qualcuno se lo è domandato?».

Prosegue: «E se gli immigrati che ci sono a Venezia, così come in tutto il Veneto e persino in Italia se ne andassero anche solo per tre mesi, si potrebbe anche chiudere tutto». Ragiona: «Il comune si è posto il problema? Da anni se ne parla, ma allora perchè non si siedono attono a un tavolo? Quanti musulmani ci sono in centro? La soluzione non è certo trovare un posto a venti chilometri di distanza». Syed, affronta anche un altro tema: «Io sono cittadino italiano, vivo qui da 36 anni, questo è il paese, questa la mia città, non si può solo multare. E poi ci sono i veneziani convertiti, anche loro come ci sono le chiese, vogliono pregare in un luogo di culto. Dobbiamo pensare al futuro di questa città e di questo paese».

E c’è chi ricorda che ci sono intere scuole composte da ragazzini e bambini di fede musulmana. «I musulmani lavorano, pagano le tasse, mandano i propri figli a scuola, partecipano alla vita sociale e contribuiscono ogni giorno alla crescita del territorio. Per questo chiedo alle istituzioni veneziane di affrontare seriamente il tema dei luoghi di culto. Non chiediamo di essere favoriti. Chiediamo di essere ascoltati» è intervenuto il presidente della Comunità islamica di Venezia e provincia, Sadmir Aliovsky.

I Gruppi “Articolo 19 delle realtà religiose presenti a Venezia” e “Appello per la libertà religiosa” stanno preparando una Pec che a breve sarà inviata al prefetto di Venezia, Darco Pellos, al presidente della Regione Alberto Stefani e al sindaco metropolitano, Simone Venturini, nella quale «chiedono alle istituzioni veneziane di affrontare seriamente il tema dei luoghi di culto con un tavolo ampio che rappresenti le tante realtà che operano insieme e tutte le comunità religiose, non solo quelle musulmane». Come già ribadito nel manifesto presentato durante la campagna elettorale.

«In un’epoca complessa, segnata da crescenti polarizzazioni, riteniamo essenziale governare le dinamiche sociali promuovendo il dialogo e la conoscenza reciproca».

 

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