Scuola, a Venezia mancano 171 docenti di sostegno: posti vacanti e supplenze
A Venezia solo 30 dei 200 posti di sostegno disponibili sono stati coperti. Restano 171 cattedre vacanti, soprattutto alla primaria: si va verso nuove supplenze e meno continuità per gli studenti con disabilità

L’anno scolastico destinato a ripartire nel segno nei posti vacanti e delle supplenze. È non è una novità. La macchina amministrativa fa scorrere le graduatorie e cerca sostituti, ma la situazione è grave su più fronti, sul sostegno è emergenza vera: in provincia di Venezia mancano ancora all’appello 171 docenti specializzati.
Graduatorie esaurite
A raccontare le difficoltà del sistema e il bisogno sempre più importante di insegnanti specializzati che affianchino alunni con disabilità certificata dalla legge 104 sono i numeri: dei 200 posti per immettere in ruolo altrettanti docenti di sostegno in provincia di Venezia, solo una trentina sono stati coperti. La ricerca è stata capillare: l’Ufficio scolastico del Veneto ha prima cercato tra i vincitori di concorso, poi tra gli abilitati nella prima fascia delle graduatorie provinciali.
I buchi in organico si concentrano soprattutto nella scuola primaria. Nemmeno la chiamata nazionale è servita per reclutare docenti specializzati nel sostegno e, ormai è certo, i posti vacanti verranno dati ai supplenti che, spesso, non hanno nemmeno la specializzazione nel sostegno. Infine, è molto probabile che anche quest’anno ci si debba appoggiare alle messe a disposizione (Mad) anche per il sostegno: l’ultima spiaggia, di fatto, che consente a chiunque abbia un semplice diploma di poter entrare in classe.
Primarie penalizzate
A soffrire maggiormente della carenza di insegnanti di sostegno è la scuola primaria. «Alle medie e alle superiori», spiega la sindacalista della Cgil Flc, Edina Kadic, «i posti disponibili sono sempre pochi. Ora bisogna aspettare le nomine dei supplenti per capire come effettivamente verranno coperti i posti vacanti. Di certo c’è che, come ormai ogni anno, la stabilità e la continuità didattica verranno meno. Un problema che già affligge la scuola ma che, nel caso del sostegno, diventa ancora più importante visto che i bambini con disabilità avrebbero bisogno di una figura fissa, che non cambia di anno in anno». La questione riguarda tutt’Italia, legata all’esplosione delle richieste: in dieci anni, i posti a tempo determinato per il sostegno nelle scuole statali sono stati quadruplicati.
Gli alunni disabili
Dietro ai numeri, ai posti disponibili e a quelli vacanti, le storie. In tutta la provincia di Venezia - che conta circa 300 insegnanti di sostegno di ruolo tra elementari, medie e superiori - sono più di 3.500 gli studenti con una disabilità, di cui 1.500 solo alla scuola primaria. Bambini e ragazzi per i quali l’inclusione scolastica spesso diventa un percorso a ostacoli.
Genitori caregiver che per far fronte alle falle del sistema devono fare i salti mortali, a volte addirittura lasciare il lavoro perché le ore di sostegno non sono coperte mai del tutto e devono andare a ritirare prima i loro figli, oppure andare a scuola per assisterli in mensa o in bagno, visto che gli operatori socio sanitari scarseggiano e vedersene assegnato uno diventa un lusso, anche laddove ci sono tutti i requisiti per considerarlo un diritto.
Il nodo formazione
La domanda sorge spontanea: perché mancano gli insegnanti di sostegno? La carenza, infatti, non è dettata solo da un aumento dei ragazzi con disabilità, ma dalla scarsa offerta dei corsi di formazione universitaria (Tfa) e di un enorme squilibrio geografico. Nel Veneziano, ad esempio, l’unico ente a organizzare i corsi per gli aspiranti docenti di sostegno è Unicamillus. Corsi che hanno un costo: 150 euro per partecipare alla prove d’accesso, altri tremila per l’immatricolazione.
Ci sono, poi, dei percorsi legati all’Indire, l’ente di ricerca del ministero dell’Istruzione, canali straordinari e mirati (spesso a ridotto carico di Cfu), riservati a categorie specifiche, come i docenti con tre anni di servizio sul sostegno o con titoli esteri da riconoscere. Percorsi che per i sindacati creano disparità.
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