Il nuovo stile del pastore vicino a giovani e operai

La forza dei gesti e un legame «quasi fisico» con i fedeli. A un mese esatto dal suo insediamento, il patriarca Francesco Moraglia è già un punto di riferimento per i veneziani. Uno stile nuovo, e un personaggio attento al sociale che sa parlare al cuore e non soltanto alla mente di chi lo ascolta. L’eloquio semplice e diretto del nuovo patriarca colpisce non soltanto i credenti. Una piccola grande svolta in Curia, dopo nove anni di governo del cardinale Angelo Scola, studioso di teologìa e uomo di grande cultura, ora arcivescovo di Milano, da sempre tra i candidati alla successione di Benedetto XV. Moraglia ha uno stile diverso. All’insegna della semplicità, anche nei nuovi arredi del palazzo patriarcale (comparti all’Ikea) e nel cerimoniale. A La Spezia, diocesi dove è stato vescovo, se lo ricordano nei giorni dell’alluvione in mezzo alla gente, al fango. Celebre la sua foto con il megafono, quando portava la sua solidarietà non solo a parole agli operai genovesi della San Giorgio, a rischio di licenziamento.
Il mondo del lavoro, i poveri, i giovani e le loro speranze. Più che interlocutore dei «poteri forti» e della politica, Moraglia si è voluto subito caratterizzare come il pastore di tutti, attento ai bisogni degli ultimi. Scelta non casuale e altamente simbolica quella di trascorrere le sue prime ore da patriarca a Venezia nella mensa dei poveri a Santa Maria delle Grazie e poi a Marghera, al Cristo lavoratore. A chiedere un «nuovo patto per la dignità del lavoro». Tra le prime parole del neopatriarca, pronunciate sul Molo in piazzetta San Marco, una dura sferzata alla politica. «In questo periodo di crisi», aveva esordito davanti al sindaco e alle massime autorità cittadine, il presidente della Regione Luca Zaia e la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, «la politica è impreparata, sopraffatta dagli eventi nel realizzare progetti concreti che mettano al centro la persona». «Una figura di grande livello intellettuale e di grande umanità», lo definiscono a La Spezia. «vicina alla gente». In qualche modo, un mix dei suoi due predecessori, Marco Cè e Angelo Scola. Il contatto fisico con la sua gente, la dottrina della Chiesa e la cultura frutto di letture colte. Ma anche un linguaggio semplice e diretto, che parla direttamente alla comunità veneziana. «Un cristianesimo reale, non soltanto fede e spiritualità, ma vicino ai giovani», ha annunciato nel messaggio pasquale. Ultima uscita a Caorle, che dopo il grande raduno di Aquileia ha aperto il viaggio pastorale nelle 128 parrocchie della Diocesi.
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