I Musei civici chiusi fino al primo aprile Scontro con i sindacati

Settanta lavoratori verso la cassa integrazione, i dipendenti bocciano il piano I sindacati: «Hanno ricevuto i soldi dallo Stato ma ora vogliono fare musina»

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Crisi, screzi e proteste tra la Fondazione Musei Civici e i 74 dipendenti rappresentati dai sindacati Fp Cgil e Uil Fpl. Dopo che di recente i Musei Civici avevano presentato un programma per il 2021 pieno di iniziative e dopo aver ricevuto dallo Stato tra i più alti finanziamenti in Italia che hanno sanato il buco che si era creato per l’assenza di turismo, la Fondazione decide di lasciare a casa i lavoratori e fare un’incomprensibile musina. Immediata la risposta dei lavoratori che ieri si sono riuniti in assemblea e che hanno detto che non ci stanno.

Fondazione ha risposto con un indiretto “peggio per voi” comunicando che, in assenza di accordo, non riconoscerà la maturazione delle quote di ferie e retribuzione che si maturerebbe nei periodi di cassa integrazione. Così, mentre il Governo ha dato indicazione di tenere le porte chiuse della cultura fino al 15 gennaio, a Venezia rimarranno sbarrate fino al primo aprile. Un pugno nello stomaco per quei lavoratori che negli ultimi mesi avevano stretto la cinghia con una media di stipendi sui 900 euro, utili a malapena per pagare lo stretto necessario.

Un pugno nello stomaco anche per una Venezia che si rivela priva di un piano di rilancio, almeno nel settore culturale. Chiudere i musei, soprattutto dopo aver messo in atto elaborati sistemi per fruire della bellezza in piena sicurezza, significa spegnere la città. «Una decisione grave e incomprensibile quella che è stata assunta che pregiudica la capacità di ripresa stessa delle attività della Fondazione», commentano Daniele Giordano di Fp Cgil e Mario Ragno di Uil Fpl, «Quanto determinato dal cda ha anche gravi ricadute sui lavoratori, in cassa integrazione al 100% per i prossimi tre mesi. Già lo sono stati per gran parte del 2020, contribuendo a un risparmio di 600. 000 euro. Ora il Cda vuole risparmiare in tre mesi ulteriori 620. 000 euro quando la Fondazione, proprio grazie ai contributi statali, ha prodotto un utile di quasi 2 milioni di euro, incrementando il proprio patrimonio che oggi si attesta a circa 9 milioni di euro disponibili».

Un altro aspetto che ha lasciato perplessi è che Fondazione non ha nemmeno preso in considerazione il Fondo Nuove Competenze istituito dal Governo che prevede il pagamento di 250 ore di formazione per lavoratore. Questa opportunità consentiva di utilizzare dei soldi dello Stato per aggiornare la professionalità dei dipendenti, ma neanche in questo caso si è avuta una risposta. «A questa proposta Fondazione ha dato la propria disponibilità solo dopo l’utilizzo della cassa integrazione, su cui poniamo anche seri dubbi etici e normativi», proseguono Giordano e Ragno, «Come può un soggetto a totale capitale pubblico che ha un patrimonio così consistente accedere alle risorse pubbliche e decurtare i salari ai lavoratori? Sorprende che a Venezia ci sia una classe politica che preferisce “mangiare dalle risorse pubbliche” quando potrebbe invece utilizzare le proprie risorse per rilanciare l’attività e garantire reddito e occupazione. Non si può definire la cultura un “servizio pubblico essenziale” solo per limitare il diritto di sciopero».

I sindacati hanno detto che verificheranno se sia legalmente possibile questa decisione, si rivolgeranno ai parlamentari veneziani e non escludono mobilitazioni o anche presidi. «Stiamo confezionando una figuraccia galattica», dichiara Giordano, «Tutti cercano di aprire, mentre Venezia chiude e non per mancanza di soldi, ma per risparmiare sulla pelle dei lavoratori». —



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