«Gli impianti del cracking non si spengono Mobilitiamoci per difendere la chimica»

Un centinaio di lavoratori al Petrolchimico all’assemblea con i rappresentanti sindacali nazionali della categoria 
Alessandro Abbadir

la protesta

«Vogliamo affrontare partendo dalla vertenza di Porto Marghera, la questione della chimica di base in Italia. La chimica di base deve continuare a svilupparsi nel nostro paese se vogliamo evitare dipendenze da altre aree del mondo Dobbiamo come sindacati contrattare con le aziende i loro percorsi di riconversione industriale».

Così Marco Falcinelli, segretario nazionale della Filctem Cgil, ieri davanti a un centinaio di lavoratori che hanno partecipato all’assemblea generale che si è tenuta nel capannone del petrolchimico di Porto Marghera.

Una assemblea generale indetta sulla questione dello spegnimento del cracking e cioè della chiusura degli impianti Cr1/3 e Cr20/23. Oltre ai rappresentanti dei 380 lavoratori Eni– Versalis c’erano anche quelli delle altre 5– 6 aziende fra le più importanti del Petrochimico.

Per Paolo Pirani, segretario nazionale di Uiltec, non è possibile chiudere gli impianti del cracking. «No alla politica dei due tempi» ha spiegato «cioè prima si chiude e poi si investe. Non accetteremo a Porto Marghera una desertificazione industriale del territorio Abbiamo chiesto un incontro con il governo ed ad ora non abbiamo avuto risposte. Ci mobiliteremo».

«Oggi siamo qui in un luogo storico del Petrolchimico di Marghera» ha detto Nora Garofalo, segretario nazionale Femca Cisl «per ribadire che la transizione ecologica deve passare attraverso un piano di rilancio industriale chiaro. Vogliamo proprio a partire da Marghera, creare un tavolo della chimica che affronti il tema del futuro di questa industria nel nostro paese nell’ottica della transizione ecologica».

Il timore dei sindacati e dei lavoratori espresso in queste settimane e anche ieri in assemblea è che la chiusura degli impianti cracking a Marghera porti ad una negativa situazione per tutta l’area industriale. Se si chiudono gli impianti del cracking di Versalis il rischio per i sindacati, al di là delle promesse dell’azienda di sviluppare la logistica, è quello di innescare una reazione a catena che porterà al disimpegno di altre realtà produttive nell’area chimica della terraferma veneziana.

Tante le domande sono state fatte dai lavoratori nell’occasione di confronto, ai rappresentanti sindacali nazionali e provinciali.

Filctem Cgil, Uiltec Uil con i segretari provinciali Davide Camuccio e Cristian Tito hanno espresso con forza tutte le loro preoccupazioni.

«Questa assemblea con la presenza dei tre segretari nazionali dei sindacati confederali dei chimici» spiega Camuccio «è un segnale importante. Vogliamo ribadire che chiediamo con forza la costituzione di un tavolo della chimica. Se a breve non avremo risposte precise alle nostre richieste partirà lo stato di agitazione. La possibilità di sedere a u tavolo di confronto spesso si ottiene solo con la mobilitazione». —

Alessandro Abbadir

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