Gli acquacoltori «Fatturato a picco perso già il 40%»
CHIOGGIA
«Lavoriamo in perdita da troppo tempo. Se non si fa qualcosa, anche il nostro settore rischia di scoppiare». La crisi colpisce anche il comparto dell’acquacoltura che, lungo i litorali di Chioggia, Pellestrina e Albarella, è particolarmente fiorente con gli allevamenti di cozze a mare, che vedono impegnate almeno una ventina di aziende per un fatturato annuo stimato sui 5 milioni. All’ingrosso la cozza attualmente viene pagata ai produttori circa 60 centesimi al chilo, ma il consumatore la trova al supermercato anche a quattro euro. Un divario enorme se si pensa che la produzione deve sostenere costi importanti, la stabulazione, i carburanti per le barche, la manodopera. Con la concorrenza in particolare della Grecia che porta lo stesso prodotto al mercato ittico chioggiotto per 50 centesimi al chilo. Per non parlare dei problemi legati alle mareggiate e alle tossine rilasciate dalla fioritura di una particolare alga che costringe gli allevatori a fermare la produzione.
«La soluzione», dice uno dei veterani degli allevamenti a mare delle cozze, Lino Gianni della coop Visma, unica azienda in Italia autorizzata a stabulare a mare anche i prodotti comprati all’estero, «potrebbe essere quella che hanno già adottato i produttori di vongole ed i pescatori che si autogestiscono e salvaguardano la risorse. Anche se esiste un’organizzazione dei produttori, non si riescono a mettere d’accordo i produttori di cozze stessi e quindi serve l’intervento delle istituzioni. Oltre alla concorrenza, dobbiamo fare i conti con i costi dei carburanti che da noi sono più alti rispetto all’Emilia. Per non parlare di chi lavora in nero e immette sul mercato prezzi molto più bassi dei nostri. L’anno scorso si è perso almeno il 40% del fatturato, quest’anno non sarà da meno». —
DANIELE ZENNARO
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