«Depositi e serbatoi sotto controllo»

Cresce la preoccupazione per il rischio di fuoriuscite di prodotti infiammabili ed esplosivi come è accaduto a Livorno  

MARGHERA. Venezia è una delle città più a rischio di incidente rilevante dell’intero nord Italia per il grande numero di depositi, serbatoi o cisterne per lo stoccaggio di sostanze tossiche, allo stato liquido o gassoso esistenti nelle aree industriali di Porto Marghera. In compenso gli enti di Stato competenti alla prevenzione di possibili e gravi incidenti assicurano «che sono sotto controllo». Non a caso tanto il Comune di Venezia, quanto l’Autorità Portuale e le industrie a rischio di incidente sono tenute a predisporre appositi “piani di emergenza” per mettere in sicurezza ed eventualmente evacuare lavoratori e popolazioni in caso di incidenti e anomalie.

Lo scenario di rischio prevede possibili incidenti, come quello che ha ucciso due operai l’altro ieri nel porto di Livorno durante la pulizia di un serbatoio, ma anche incidenti con pesanti ricadute sull’ambiente e la popolazione residente nel territorio circostante, con fuoriuscite di gas o liquidi infiammabili e conseguenti esplosioni. Proccupazioni condivise anche a Chioggia dove stanno costruendo un maxi deposito di gpl.

Ben per questo le decine e decine di depositi e serbatoi esistenti a Porto Marghera vengono sottoposti a controlli periodici dei tecnici dell’agenzia regionale Arpav, coadiuvati da quelli dell’ Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). I controlli prevedono alla verifica della tenuta di serbatoi e depositi, l’eventuale stato di corrosione che può forarli e lo spessore delle lamiere.

La normativa delle direttive “Seveso” dell’Unione Europa, prevede una serie di adempimenti per i gestori di stabilimenti a rischio di incidente come serbatoi di carburanti o altre sostanze chimiche pericolose, a cominciare dall’analisi dei rischi di incidente e dal rapporto di sicurezza con i piani di emergenza interni ed esterni, e la possibilità di “effetto domino” per altri impianti pericolosi vicini a quello interessato da un possibile incidente. La lista di questi impianti a rischio di incidente rilevante comincia con i depositi di carburanti della San Marco Petroli a Malcontenta, i depositi di prodotti chimici della vicina Decal nell’area del cosiddetto Nuovo Petrolchimico e gli altri depositi di carburanti di Petroven nell’isola dei Petroli e quelli della raffineria dell’Eni in Prima Zona industriale. A questi si debbono aggiungere i depositi di Versalis (Eni) di etile e propilene prodotto dall’impianto di cracking da inviare, via pipeline ai petrolchimici dell’Emilia Romagna; quelli di Arkema che produce acetocianidrina e quelli di acido fluoridrico di Solvay. Spetta alle aziende proprietarie di questi impianti garantirne la manutenzione, svuotamento e pulizia, utilizzando i servizi di aziende specializzate come Berengo, Ponte Rosso, Pontoil, Rigato e tante altre (soggette ai controlli dello Spisal) che sono tenute ad addestrare il personale con periodiche esercitazioni. L’8 febbraio scorso, tanto per fare un esempio, è stata realizzata una «simulazione interna d’emergenza» nella bioraffineria dell’Eni di un incidente ad un serbatoio con un allarme di “secondo livello” e il coinvolgimento dei vigili del fuoco di Mestre.

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