«De Marchi sbaglia, ecco perché»

Il sindaco Tomasi ribatte: «Non è stato trattato in maniera diversa»
Il sindaco di Marcon Pierantonio Tomasi e a destra Ivano De Marchi
Il sindaco di Marcon Pierantonio Tomasi e a destra Ivano De Marchi
 
MARCON.
Il Comune respinge al mittente le rivendicazioni di Ivano De Marchi. Ieri il primo cittadino, Pier Antonio Tomasi, e l'amministrazione di Marcon hanno risposto punto punto a quanto finora contestato dal residente di San Liberale che da settimane continua a girare per il Veneto con la sua Mercedes cabrio e una bara caricata al posto del passeggero. Motivo? Protestare contro il comune e il sindaco in particolare, colpevoli di averlo costretto a dismettere l'attività di motocross (De Marchi era presidente del moto club), e di non aver riservato lo stesso trattamento agli altri privati che insistono nella zona da mettere in sicurezza, dove si trova una ex discarica che ha subito delle perdite di percolato.  «Non c'è stata nessuna differenziazione di trattamento - spiega Tomasi - tra lui e le altre attività che peraltro sono private. Il Motoclub aveva avuto a suo tempo, nel 1985, un'area in concessione, un sito di 1.600 metri quadrati in parte del Comune di Venezia e in parte di Marcon, De Marchi è sempre stato informato di tutti i passaggi. Il Comune aveva tutti i diritti di entrare in possesso dell'area dando il giusto preavviso, per metterla in sicurezza».  Nel 2006 il presidente del Motoclub è stato chiamato in Comune e gli è stato chiesto di lasciare il sito e sgomberare l'area da attrezzature e materiali. «La discarica ha avuto delle infiltrazioni di acqua, si è prodotto del percolato e il liquido è fuoriuscito lateralmente, per questo si è dovuto procedere a rifare la copertura, gli argini e togliere l'acqua e per questo enti esterni che non siamo noi (Arpav Consorzio di Bacino, etc) hanno richiesto la messa in sicurezza, determinata dunque non da noi. Nessun trattamento difforme o diverso, ci sono altri privati che hanno dovuto dismettere l'attività». E non è dunque il Comune a decidere chi se ne deve andare e chi no. L'allevamento di cavalli è rimasto, ma si tratta di un privato, l'area di De Marchi - ribadisce l'amministrazione - era pubblica. «Sindaco e amministrazione sono stati minacciati dal residente, per questo si è aperto un contenzioso legale che speriamo si risolva ad ottobre». Una prima querela era stata presentata dal sindaco nel 2006, ma non fu presa in considerazione dalla Prefettura a differenza della seconda, quella del 2009 che si riferisce ad un episodio successivo.  «Quella di De Marchi - conclude il sindaco - è una protesta macabra, che non tiene in considerazione la gente che porta davvero i cari in cimitero in una bara, stiamo parlando dell'uso strumentale di un feretro - aggiunge - al solo scopo di farsi pubblicità».  E ieri De Marchi, nel suo «pellegrinaggio» al Santuario della Madonna di Motta di Livenza, è stato multato per la prima volta. L'uomo aveva parcheggiato l'auto in divieto di sosta.  

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