Cona, banda ruba i cavi di rame: idrovore fuori uso per 32 ore

La denuncia dei dirigenti del Consorzio di bonifica Adige Euganeo: «Quell’impianto garantisce la sicurezza idraulica di oltre 160 ettari»

Elisabetta B. Anzoletti
Il manicotto dell'idrovora danneggiato a Cona
Il manicotto dell'idrovora danneggiato a Cona

Furti e vandalismi continui ai danni del consorzio di bonifica Adige euganeo, a rischio la tutela della collettività e spreco di denaro pubblico per le riparazioni. Dopo l’ennesimo episodio che ha messo fuori gioco per 32 ore un presidio strategico per la sicurezza idraulica di Cona, il consorzio lancia l’allarme e annuncia un’intensificazione dei sistemi di videosorveglianza per individuare gli autori.

Gli episodi stanno continuando da anni, richiedendo continui costi per le riparazioni. Il più recente pochi giorni fa all’idrovora Zuccona di Cona, emblematico per la sproporzione tra il misero profitto dei malviventi e il rischio causato alla popolazione.

Per asportare cavi di rame del valore di poche centinaia di euro, l’impianto elettrico è stato sventrato, mettendo fuori gioco per 32 ore un presidio che garantisce lo scolo e la sicurezza idraulica di oltre 160 ettari di territorio agricolo.

«In un’area fragile come quella del veneziano», spiegano i tecnici del consorzio, «un simile fermo durante un’allerta meteo avrebbe potuto avere conseguenze pesantissime per l’incolumità collettiva».

Ripetuti sabotaggi

Negli ultimi anni, il consorzio è stato ripetutamente colpito da sabotaggi mirati e danni ingenti. Tra i precedenti più gravi la manomissione dello sgrigliatore di un’idrovora, il cui ripristino richiede un investimento di 40 mila euro; l’incendio doloso di un escavatore; il sabotaggio delle periferiche per il telecontrollo, oltre ai continui furti di carburante dai mezzi d’opera nei cantieri.

A rendere queste strutture particolarmente vulnerabili è la stessa collocazione geografica: le idrovore sono spesso situate in luoghi isolati, distanti dai centri abitati e raggiungibili solo percorrendo chilometri di argini sterrati e i mezzi d’opera impegnati in aperta campagna non possono essere ricoverati ogni sera.

Condizioni che rendono tecnicamente impossibile garantire un presidio fisico costante, offrendo terreno fertile a chi intende agire indisturbato. Esiste poi il vantaggio del buio: non tutti gli impianti sono dotati di telecontrollo e molti vengono presidiati solo durante le fasi di piena operatività legate alle precipitazioni.

Se un furto o una manomissione avvengono in un periodo di calma meteorologica, il personale rischia di accorgersi del danno solo al successivo giro di controllo, lasciando il territorio scoperto proprio nel momento in cui le pompe dovrebbero entrare in funzione per fronteggiare un’emergenza.

Il presidente Bertin

«È una situazione inaccettabile», spiega il presidente del consorzio, Fabrizio Bertin, «che non colpisce solo un ente, ma l’intera comunità. Chi compie questi gesti, per pochi spiccioli o puro vandalismo, non comprende che sta mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone e l’integrità dei territori. Ogni ora di inattività forzata di un impianto rappresenta una ferita alla protezione del nostro suolo. Aumenteremo la sorveglianza su tutte le strutture. In stretta collaborazione con le forze dell’ordine, sono in corso indagini serrate per individuare gli autori assicurarli alla giustizia». —

 

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