Carte clonate, Pipino torna in carcere

Ha cercato di seminarli infilandosi nella chiesa della Salute, quasi a cercare l’extraterritorialità per non essere fermato. Vincenzo Pipino, “lo zio” visto i poliziotti della Squadra Mobile e ha capito che erano arrivati alla Giudecca per lui. E loro lo hanno lo hanno arrestato. È finito in manette il giorno prima che la Cassazione si esprimesse sul ricorso che ha presentato contro la condanna a undici anni di carcere rimediata per spaccio. Temevano che scappasse. Ora gli contestano l’associazione a delinquere finalizzata alla falsificazione di carte di credito. Con lui sono finiti nei guai altri nove veneziani, molti con precedenti, che sono stati denunciati a piede libero per lo stesso reato. In due anni, stando alle indagini degli investigatori della Mobile, clonando carte di credito lui e i suoi compari hanno maneggiato circa un milione di euro. Soldi spesi nei casinò italiani e della Slovenia, in gratta e vinci, in vestiti, profumi, cene, regali e orologi. E in parte spariti.
Vincenzo Pipino, compie 70 anni il prossimo luglio. Molti li ha passati in galera e il resto trascorsi rubando, spacciando e dandosi una vernice di pregiudicato d’antan che ruba ai ricchi perché, secondo lui, non è peccato. In molti gli hanno tenuto bordone invitandolo in salotti buoni a parlare della sua vita dentro e fuori le galere. E questo anche quando era stato condannato a undici anni per spaccio.
Dalle indagini della Squadra Mobile di Marco Odorisio, emerge che Pipino dopo la pesante condanna, ha lasciato perdere la droga e si è buttato sulle carte di credito clonate. Sfruttando alcuni complici in due locali di Rialto ha rubato per anni i dati delle carte di credito dei turisti che le usavano per pagare e ne ha create di uguali con le quali ha “succhiato” denaro agli ignari possessori. All’inizio era stato fermato alcune volte dai carabinieri mentre faceva acquisti, assieme a dei complici, in negozi di Mestre e al Tronchetto quando stava cedendo delle carte a dei pregiudicati del Veneto Orientale. Poi la polizia che stava seguendo più tracce di questa sua nuova attività lo ha fermato con altre carte di credito mentre stava partendo per Gorizia. Uno di questi filoni d’indagine, coordinati dal pm Federico Bressan, ha portato al fermo di martedì sera. Nel nuovo malaffare Pipino ha coinvolto i soliti amici e pure uno dei fratelli. E per alcuni anni tutti hanno fatto la bella vita utilizzando centinaia di carte di credito clonate.
Sono entrati nei casinò italiani, ma pure in quelli della Slovenia. Pipino per farlo ha utilizzato carte d’identità false. Una intestata a Pasquale Jacovitti, 57 anni, nato a Belluno e residente a Belluno e l’altra a Roberto Carboni, stessa età, ma nato a Padova e sempre residente a Roma. Le case da gioco le usava come dei bancomat: entrava acquistava delle fiches, ne puntava solo alcune e le altre le cambiava in denaro liquido. Attratto dal gioco d’azzardo in due mesi ha acquistato biglietti del “Gratta e Vinci” per 60mila euro.
Secondo gli investigatori, Pipino sapeva che ieri c’era il pronunciamento della Cassazione e che per lui probabilmente si sarebbero aperte le porte del carcere ha chiesto un permesso di tre giorni, ha l’obbligo della firma. Doveva assentarsi da Venezia e andare a Roma dove, dice lui, stanno preparando le riprese del film tratto dal suo libro. Loro sono convinti che volesse scappare. Per ora è a Santa Maria Maggiore.
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