Caorle, ex vicesindaco costretto a dormire 5 giorni in auto per il divieto di dimora

Il provvedimento dopo la querela di un gruppo di turisti. La misura è stata poi alleggerita con un obbligo di firma

Rosario Padovano
Ileno Bronzin: un’altra disavventura giudiziaria per l’ex vicesindaco di Caorle
Ileno Bronzin: un’altra disavventura giudiziaria per l’ex vicesindaco di Caorle

Nuova disavventura giudiziaria per l’ex vicesindaco di Caorle, Ileno Bronzin, raggiunto nei giorni scorsi da un obbligo di dimora lontano da Caorle, commutato poi in sede giudiziaria in un obbligo di firma giornaliero per tre mesi.

Nel frattempo Bronzin ha dormito 5 giorni in automobile, non distante dall’ospedale di Portogruaro.

L’ex politico, il numero due dell’amministrazione nei primi anni ’90, tra i più accaniti sostenitori al tempo del Partito Socialista Italiano. «Me l’hanno fatta sporca, ma non avevo fatto nulla di male» sbotta all’indirizzo delle 5 persone che l’hanno querelato.

L’episodio risale al 2025, quando Ileno Bronzin era in regime di arresti domiciliari per la sentenza passata in giudicato di circonvenzione di incapace ai danni di una donna anziana. Secondo l’accusa Bronzin avrebbe sottratto dei soldi alla donna convincendola con sistemi che sono stati ritenuti dai giudici non conformi alle leggi, dall’ alto del suo incarico del tempo, cioè l’ Associazione per la difesa dei diritti del Cittadino.

Prima dei domiciliari Bronzin era stato inoltre mandato in carcere a Pordenone, e solo in un secondo momento il Tribunale di Sorveglianza si pronunciò dicendo che poteva trascorrere il resto del tempo ristretto nella sua abitazione.

Pur essendo ai domiciliari, Bronzin venne in contrasto con alcuni turisti di Padova. Gli era stato contestato un alterco dai toni accesi ripreso col telefonino dallo stesso ex vicesindaco. In cinque avevano presentato una querela contro di lui, per violenza privata e ingiurie.

«Mi hanno accusato di averli apostrofati e persino inseguiti, ma non era vero, perché ero ai domiciliari» attacca.

Proprio la condotta tenuta da Bronzin in questo caso deve avere convinto il Pm a un provvedimento duro. Dalla notifica dell’obbligo di dimora fuori Caorle alla convalida sono trascorsi 5 giorni, nei quali Bronzin si è trovato a dormire in auto, mangiando quando poteva e andando in bagno solo ai servizi pubblici dell’ospedale.

«Alla fine me la sono cavata con l’obbligo di firma, ma mi sento un perseguitato» conclude Bronzin «Nell’episodio di agosto sono stato io l’aggredito».

Dopo l’esperienza carceraria, Bronzin ha deciso di aiutare gli altri detenuti. Si è messo in contatto con alcune associazioni di Pordenone e di Verona e, dopo un primo colloquio, farà visita nelle carceri.

Il suo più grande desiderio, ha fatto sapere, è quello di aiutare i carcerati più giovani, che, a suo dire, sono i soggetti più smarriti nella popolazione carceraria. 

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