Detenuto del carcere di Venezia picchia sette agenti e il medico in infermeria

L’aggressione è avvenuta nella Casa circondariale di Santa Maria Maggiore. Il sindacato: «Sovraffollamento al 167 per cento e poco personale, manca la sicurezza»

Maria Ducoli
Il carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia
Il carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia

Ancora una volta il carcere torna alla ribalta delle cronache, con il sovraffollamento alle stelle, che ormai ha raggiunto il 167% che si traduce in tensioni, disagio che scoppia e si riversa sul personale, già ai minimi storici. Ed è lo stesso personale che, sabato mattina, ha subìto l’ennesima aggressione.

A denunciare l’episodio è la segreteria provinciale dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (Uspp), che in una nota riferisce dell’attacco subito da sette agenti di Polizia penitenziaria nel corso della mattinata di sabato.

Secondo quanto riportato dal sindacato, protagonista dell’episodio sarebbe stato un detenuto extracomunitario, già noto per comportamenti problematici e descritto come una persona di difficile adattamento alle regole dell’istituto. L’uomo si sarebbe opposto a una normale attività quotidiana prevista dal regime detentivo, dando improvvisamente in escandescenze.

Nel tentativo di riportare la situazione alla calma, un primo agente sarebbe stato aggredito e colpito dal detenuto. Pochi istanti dopo, altri due poliziotti penitenziari intervenuti in supporto sarebbero stati a loro volta coinvolti nella colluttazione e colpiti. L’episodio ha richiesto l’intervento di ulteriori unità di servizio per contenere il detenuto e ristabilire l’ordine nel reparto.

La tensione, tuttavia, non si è esaurita. Sempre nel corso della mattinata, presso l’infermeria dell’istituto, il detenuto avrebbe tentato di aggredire anche il medico di guardia e gli agenti intervenuti per impedirgli di portare a termine il gesto violento. Il bilancio complessivo è di sette agenti della Polizia penitenziaria coinvolti nell’episodio violento, due dei quali hanno dovuto fare ricorso alle cure del Pronto soccorso dell’Ospedale di Venezia.

L’Uspp parla apertamente dell’ennesimo episodio di violenza che si verifica all’interno degli istituti penitenziari italiani, sottolineando come a pagarne il prezzo sia sempre più spesso il personale di Polizia penitenziaria, già alle prese con carenze di organico e condizioni operative particolarmente complesse.

«Il sentimento provato dagli operatori della sicurezza», sottolinea il sindacato, «è quello di impotenza e disagio di fronte all’assenza di precise regole d’ingaggio e di strumenti adeguati per la gestione di detenuti violenti e facinorosi». Una situazione che, secondo l’organizzazione sindacale, si complica ulteriormente quando si ha a che fare con persone che manifestano sofferenza psicosociale o disturbi del comportamento, in grado di compromettere la serenità degli altri detenuti e la normale gestione della struttura.

Una situazione resa ancora più difficile dalla carenza di personale sanitario: il carcere scoppia di disagio, di tossicodipendenze e problemi psichiatrici, ma le risposte sono pressoché insufficienti, come le risorse stanziate per la popolazione detentiva e la salute mentale in cella.

Nelle scorse settimane, la Cgil Fp aveva espresso non poca preoccupazione in vista dell’arrivo dell’estate e del caldo: senza frigoriferi e condizionatori, con addirittura tre detenuti per cella laddove ne sono previsti al massimo due, il rischio è di andare incontro a un’insofferenza destinata a scoppiare in tutta la sua violenza nel periodo estivo.

Periodo in cui anche il personale è ancora più sotto stress e stanco, visto che le ferie portano a una riduzione dell’organico, già insufficiente rispetto al bisogno della struttura.

 

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