Il polo culturale Ca’ Riviera diventa dimora per artisti
Debutta il 9 maggio 2026 Ca’ Riviera, nuovo centro d’arte contemporanea nella Riviera del Brenta tra Marano e Mira. Il progetto unisce mostre, residenze d’artista e collaborazioni internazionali in due ville storiche

Il 9 maggio, nel giorno di apertura della Biennale Arte 2026, anche la Riviera del Brenta entra nel calendario dell’arte contemporanea.
Lo fa con Ca’ Riviera, nuovo polo culturale dedicato ai linguaggi contemporanei che prende forma tra Villa Contarini di Marano e Villa Valier di Mira, due dimore cinquecentesche pensate come un unico sistema di dialogo tra arte, design e altri linguaggi estetici, in cui la prima accoglierà percorsi espositivi e la seconda residenze d’artista.
A promuoverlo è Riccardo Corò, 33 anni, designer che da anni lavora su installazioni e progetti che mettono in dialogo arte e spazio, terza generazione di una famiglia che, con Umberto, negli anni del boom economico avviò la Corò Arredamenti, affiancando allo sviluppo dell’attività il recupero di ville venete abbandonate, prima come abitazione e punto vendita, poi come spazi per eventi. E, ora, centro d’arte.
«Sono luoghi in cui sono cresciuto: per molto tempo hanno avuto un significato familiare. Lavorarci oggi mi ha portato a rileggerli in modo diverso, non più solo come spazi privati, ma come luoghi vivi, capaci di aprirsi al mondo», spiega Corò.
In questa nuova vita delle due dimore di famiglia lo affianca Leonardo Tiezzi, 36 anni, con un percorso nella direzione visiva, nella comunicazione e nelle relazioni nel settore della moda e del lusso. Dalla continuità familiare, intrecciata a una comune radice professionale, nasce l’impostazione del progetto, che avrà la direzione artistica e il coordinamento progettuale di Marina Denora.
Ed è questa impostazione a far assumere alle due Ville Venete una funzione diversa: non più solo straordinari edifici storici da visitare, e nemmeno solo spazio espositivo, ma luoghi di continuativo lavoro creativo, dedicati alla ricerca e alla sperimentazione, aperti alla collaborazione con artisti, gallerie e istituzioni internazionali, in cui alle mostre si affiancano processi e permanenze. L’idea è quella di uno spazio che non si limita a esporre, ma accoglie: artisti, gallerie e progettualità diverse trovano qui un luogo di lavoro e di permanenza, in cui il tempo della produzione affianca quello della visita. Un’impostazione che prevede collaborazioni continuative con gallerie, artisti e istituzioni, in un dialogo tra dimensione locale e relazioni internazionali.
L’apertura del 9 maggio è affidata alla mostra “The Shape of the Self / La forma del Sé”, realizzata in collaborazione con la galleria milanese Cassina Projects.
In mostra, la ricerca e la rappresentazione del corpo femminile di Leonor Fini; la pittura di Cecilia Granara, tra corpo, natura e dimensione spirituale; il lavoro di Yves Scherer sul confine tra realtà e rappresentazione. E anche le installazioni site-specific di Chiara Capellini, incentrate su vuoto e sospensione, e i dipinti su organza di Sedef Gali, superfici leggere e stratificate, sospese tra presenza e dissolvenza, che resteranno esposti in modo permanente a Ca’ Riviera.
Ma è sul programma delle residenze che l’iniziativa trova la sua direzione più precisa. Nell’agosto 2026 prenderanno avvio le prime residenze artistiche: periodi di lavoro e permanenza all’interno delle ville, in cui gli artisti potranno sviluppare nuovi progetti in relazione al luogo.
«Vorremmo che Ca’ Riviera diventasse un punto di riferimento, uno spazio che si sviluppa attraverso un programma di mostre e residenze ricorrenti con gallerie e artisti da tutto il mondo», afferma ancora Corò. «Un luogo dove artisti, galleristi, designer e collezionisti possano incontrarsi in modo spontaneo. In prospettiva, ci interessa anche che le ville possano accogliere collezionisti e appassionati d’arte, offrendo un’esperienza più immersiva e diretta».
Ca’ Riviera, insomma, apre con la Biennale, ma guarda oltre. E le due ville di Mira tornano riaprono le porte alla produzione, riattivando una tradizione della Riviera del Brenta fatta di lavoro e soggiorni, di scambi e operazioni culturali.
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