“Bossolà” taroccati e prezzi più bassi Artigiani in rivolta

Chioggia. L’associazione denuncia la concorrenza sleale di chi produce il prodotto tipico per la grande distribuzione

CHIOGGIA. La guerra dei bossolà. L’associazione Artigiani denuncia la diffusione di prodotti “copiati” realizzati anche a centinaia di chilometri da Chioggia dove la ricetta ha una tradizione di quasi quattro secoli. I panificatori locali negli ultimi mesi devono fronteggiare una concorrenza forestiera che invade i punti vendita sfruttando il richiamo di un prodotto tipico, particolarmente ricercato anche dai turisti. Il bossolà, prodotto da forno dalla caratteristica forma ovale, ottima alternativa al pane e a conservazione più lunga, è tra le specialità che Chioggia offre da sempre.

Viene preparato artigianalmente, interamente fatto a mano nella preparazione, ma anche nella fase di confezionamento e insacchettamento. La presenza di questo prodotto nel territorio di Chioggia è attestata da fonti scritte che risalgono alla metà del Seicento. La ricetta del “bossolà di Chioggia” è tramandata dai tempi della Repubblica Serenissima da padre a figlio per generazioni di panificatori facendo in modo che la caratteristica del prodotto nel suo gusto originale sia rimasta la stessa per centinaia di anni.

«Ora purtroppo non è più così», denuncia il direttore degli Artigiani, Renzo Voltolina, «In questi ultimi tempi sempre più spesso il mercato locale è invaso da bossolà di Chioggia che provengono invece da altre località, distanti anche qualche centinaio di chilometri. Se da un lato non può che inorgoglire il successo che sta avendo il nostro prodotto locale, dall’altro il risultato di quanto proposto da imprese non locali non corrisponde alla qualità del prodotto originale. Non si può immaginare di copiare tecniche di produzione e ricette che hanno centinaia di anni». Si tratta insomma di prodotti “taroccati” in cui, sfruttando il nome di una specialità tipica, si propone un facsimile. Ovviamente se l’imitazione costa un po’ meno dell’originale i punti vendita sono tentati di veicolare le copie.

«Spesso la grande distribuzione», spiega Voltolina, «si affida a questi prodotti “non locali” e industriali per risparmiare sui costi, ma propone in questo modo prodotti lontani dal gusto originale, che vanno anche contro il concetto, ormai consolidato, di prodotti a km zero. I panificatori locali chiedono ai consumatori di diffidare di tali prodotti, di controllare la zona di produzione e nel caso si riscontrino anomalie di farlo notare ai rivenditori per sensibilizzarli alla promozione del prodotto tipico di Chioggia».

Elisabetta Boscolo Anzoletti

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