L’addio a Giorgio Paladini, il primario più giovane d’Italia diventato scrittore
Una vita in corsia tra Tolmezzo, Udine e Trieste, dai soccorsi per il terremoto del Friuli alla guida dell'Ematologia

Un professionista stimato, un padre profondamente amato, e, negli ultimi quindici anni della sua vita, anche uno scrittore appassionato. È morto il 19 agosto Giorgio Paladini, veneziano, ex primario di Medicina e poi di Ematologia all’ospedale Maggiore di Trieste. Tra pochi giorni avrebbe compiuto 80 anni.
Con la sua scomparsa se ne va una figura che ha attraversato con intensità mondi diversi, dalla medicina alla letteratura, in un lungo percorso come medico ospedaliero, segnato da un legame forte con la città di Trieste, dove ha trascorso trent’anni.
Il primario più giovane d’Italia
Dopo la laurea in Medicina a Padova, Paladini prosegue il proprio percorso di formazione conseguendo quattro specializzazioni: Medicina Interna ed Ematologia, quindi Nefrologia e Cardiologia. Un itinerario professionale ampio e articolato, segnato dalla volontà di approfondire costantemente le proprie conoscenze e di confrontarsi con discipline diverse.
Nei primi anni Settanta è l’unico medico dell’isola di Burano, a Venezia. Un’esperienza che lo porta a vivere il lavoro a stretto contatto con una comunità e con le sue esigenze quotidiane. Nel 1976 ottiene il suo primo incarico al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, proprio nei giorni del terremoto che colpisce il Friuli. A Udine presta servizio nel reparto di Medicina Interna fino al 1985. Nello stesso anno arriva anche all’ospedale di Cattinara, a Trieste, dove opera nel reparto di Medicina Interna.
Il percorso prosegue rapidamente, nel 1986, a soli 40 anni, diventa il primario più giovane d’Italia, assumendo la guida del reparto di Medicina Interna dell’ospedale di Tolmezzo. Dal 1992 è primario del reparto di Medicina Interna dell’ospedale Maggiore di Trieste. Fonda e guida anche il reparto di Ematologia, e in seguito sarà a capo del Dipartimento complesso di Medicina Interna, Ematologia e Oncologia.
Una carriera lunga e ricca di esperienze, accompagnata da moltissime pubblicazioni scientifiche. Nel settore è stato particolarmente conosciuto e apprezzato per i suoi studi sul mieloma multiplo. Ha inoltre partecipato e organizzato diversi convegni di carattere internazionale, contribuendo al confronto e alla diffusione delle conoscenze nel proprio ambito di specializzazione.
Ma accanto ai risultati scientifici e agli incarichi ricoperti, chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo modo di intendere la professione. Paladini sottolineava spesso, con particolare orgoglio, di essere stato sempre un «medico ospedaliero». Un’espressione nella quale si racchiudeva il suo rapporto con il lavoro, la quotidianità dei reparti, il confronto con i colleghi, la responsabilità delle decisioni e il rapporto diretto con i pazienti. E dopo una vita trascorsa in corsia e nelle istituzioni sanitarie, Paladini ha trovato spazio per un’altra grande passione: la scrittura.
L’anima da scrittore
Negli ultimi quindici anni della sua vita si è dedicato con entusiasmo alla produzione letteraria, trasformando esperienze, ricordi, e suggestioni in racconti, poesie e romanzi. una nuova strada creativa attraverso la quale ha potuto rievocare anche frammenti della propria esistenza, della sua professione e della sua terra natale.
Nei suoi libri emergono, in forme diverse, alcuni dei temi che avevano accompagnato la sua vita, come il mondo della medicina, i rapporti umani, l’arte, l’amore, l’amicizia e il peso dei ricordi. Titoli come “Eppure”, raccolta di poesia, e “Blue Moon (o dell’amore sospeso)”, rappresentano alcune tappe di questa seconda vita, quella dello scrittore. Tra le sue opere anche “Ala di corvo”, romanzo il cui protagonista è proprio un medico e nel quale la narrazione si intreccia con l’arte e con una riflessione sui sentimenti.
I suoi libri, come racconta la famiglia, li considerava un po’ come figli. Nonostante una vita intensa fatta di responsabilità, impegni e passioni diverse, Paladini ha sempre riservato un posto centrale alla famiglia, come ricordano i figli Giovanni e Orsetta, «il papà era noto a tutti per l’intelligenza, il fascino e il carisma – dicono – ma anche per il suo carattere irruente e fumantino. Ha amato molto la gente. È stato capace di grande amore, in particolare rivolto al figlio piccolo, che si è occupato di crescere da solo nonostante i suoi oneri professionali».
I funerali si terranno venerdì 28 alle 11 nella chiesa di San Giobbe, a Venezia, sua città natale.
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