«Massimiliana capisce, ma è pericolosa»

SPINEA. Lo psichiatra e criminologo Vincenzo Mastronardi ha ribadito che Massimiliana Cherubin è capace di intendere e volere solo a metà, ma ha aggiunto che è socialmente pericolosa. Per questo, alla fine dell’incidente probatorio, il giudice veneziano Roberta Marchiori ha deciso per la donna di Spinea la misura di sicurezza: dovrà rimanere nell’ospedale psichiatrico di Castiglione delle Stiviere, dove già di trovava fin da alcuni giorni dopo il suo arresto. Mastronardi era stato nominato dal magistrato e doveva dire se la donna era inferma di mente o meno e se era pericolosa. Per lo psichiatra e criminologo è parzialmente capace di intendere e volere e, dunque, può essere processata, solo che al momento di decidere la pena dovrà scattare uno sconto di almeno un terzo. A chiedere la perizia psichiatrica era stato sia il difensore, l’avvocato Andrea Faraon, sia il pubblico ministero Lucia D’Alessandro.
«Ho confessato per salvare mia figlia...Se non fossi finita in carcere avrei potuto tentare nuovamente di ucciderla. E poi sentivo l'obbligo di espiare la mia colpa, quella di aver ucciso mia suocera». Queste le parole con cui, tre mesi fa, Massimiliana, 57 anni, aveva spiegato al giudice perché aveva confessato ai carabinieri a sei mesi dall'omicidio e sei giorni dopo aver legato e imbavagliato la figlia di 30 anni. Ma perché ha ucciso? «Non ne potevo più» aveva sostenuto e al giudice aveva raccontato che era esasperata dalla difficoltà di accudire sua suocera 92enne, che non era da tempo autosufficiente e passava le giornate a letto. Aveva aggiunto che a causa sua non poteva più star dietro alla figlia, dichiarata invalida mentale al 75 per cento. Deve rispondere dell'omicidio della suocera, uccisa il 16 luglio dello scorso anno, e del sequestro di persona della figlia il 31 dicembre 2011 e il 4 gennaio. Dopo quell’interrogatoria la donna, che era stata in cura presso il Centro di igiene mentale di Mirano, aveva chiesto di tornare nel carcere della Giudecca piuttosto che in un ospedale. Prima, ai militari dell'Arma, poi al pubblico ministero Lucia D'Alessandro aveva riferito tutto, anche i particolari più macabri. Dell'omicidio della vecchia suocera ha ricostruito la dinamica: aveva riferito che era caduta dal letto, dove ormai stava 24 ore su 24, e che a quel punto le aveva avvolto la testa in due sacchetti di plastica e poi l'aveva addirittura colpita alla testa con una calcio. Quindi, aveva telefonato al marito, fuori per lavoro (fa la guardia giurata), e lui si era precipitato a casa e aveva chiamato il 118. Il medico poi intervenuto nel certificato di morte aveva scritto che il decesso era avvenuto per arresto cardiaco.
Giorgio Cecchetti
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