Venezia scende in campo per difendere l’ospedale

di Roberta De Rossi
«Ora nessuno può più dire “io non sapevo”: negli anni le autorità sono state assenti, silenti e colpevoli: invitiamo il sindaco Orsoni a scendere in piazza con noi per difendere l’ospedale civile, oppure, si dimetta, come avrebbero dovuto fare Cacciari e Costa. Siamo in guerra contro chi inRegione vuole trasformare l’ospedale in un poliambulatorio: è diabolico che il Piano socio sanitario non riconosca le evidenti peculiarità di Venezia. Trovino i soldi o si assumeranno le responsabilità penali e civili dei morti che verranno».
L’ex amministratore dell’Ulss Mario Novarini tuona al microfono, tra gli applausi delle centinaia di persone che hanno risposto alla chiamata «Emergenza Sanità», lanciata dai social forum Venessia.com e 40xVenezia e fatta propria dalle Municipalità di Venezia e Lido e da 32 associazioni e coordinamenti cittadini. Una manifestazione civica modello social network: allestimento scenico efficace - una brandina-letto dall’aria abbandonata - interventi brevi e incalzanti (“domati” dallo scrittore Alberto Toso Fei), una telecamera a riprendere i videoappelli dei partecipanti, girotondo di passeggini, la performance dell’attore Cesare Colonnese.
«Da anni Venessia.com si batte contro lo spopolamento: la gestione della sanità è stata vergognosa e con questa giornata cerchiamo di colmare il vuoto della politica locale che non ha saputo sinora difendere livelli standard di sanità ai veneziani», commenta Marco Vidal. «Non siamo più nell’800 dove le scelte venivano fatte in segrete stanze e imposte», aggiunge Marco Zordan, 40xVenezia, «nessuna commissione regionale può decidere di chiudere il Civile». «La specificità di Venezia è riconosciuta dalla Legge speciale», incalza Nelly Vanzan Marchini, «a Venezia siamo 100 mila “anfibi” e 30 milionid i turisti: Treviso ha solo 82 mila abitanti e un ospedale gioiello». «Siamo indignati con la Regione, l’Asl e anche il Comune, perché nessuno ha fermato il degrado del Civile», insiste Rigamonti (Centro diritti Malato), «esigiamo la garanzia del punto nascita e della Patologia neonatale, i servizi di Radiologia, Ematologia, Laboratorio di Analisi, l’emergenza gastreoenterica e cardiologica, la stroke unit per l’ictus».
«In questi anni il dg Padoan ha creato un buco nella sanità come quello del Palazzo del Cinema», puntualizza Salvatore Lihard, «con scelte dissennate di project financing sull’Angelo, lo Jona e l’inutile Centro Protonico che pagheranno i nostri figli per 30 anni, sottraendo fondi alla spesa sanitaria». «È’ per questo che chiediamo l’immediata revoca dell’incarico al dg Padoan», conclude Marco Caberlotto, consigliere di Municipalità, «responsabile per legge della corretta ed economica gestione delle risorse: non c’è che da vedere».
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