«Chiedo di ricordare chi oggi non c’è più»

Daniela Greabinfermiera Villa Salus

È il primo maggio, ma io ho ben poco da festeggiare. Vorrei solo rimanere in silenzio, dedicando un pensiero ai colleghi che ci hanno lasciato, uccisi da questo virus. Quando scegli di fare l’infermiere, sai che non avrai Primo maggio: lo passerai in corsia, lo metti in conto. Ma quando, in Romania, mi sono iscritta all’Università, mai avrei pensato a un anno così. Nel reparto Covid di Villa Salus ho visto andarsene le persone all’improvviso. Ho lottato per salvare la vita a un parente di un collega. Sembrava avercela fatta. Ho visto un trentenne ricoverato per più di due settimane. Ho visto anziani rifiutare la telefonata con i loro parenti, perché non ce la facevano, non so se fisicamente o psicologicamente. Ho rispettato tutte le regole eppure mi sono ammalata e ho anch’io avuto paura, perché avevo visto cosa succedeva dall’altra parte. Ho vissuto l’anno più duro di tutta la mia vita. È difficile, è triste, soprattutto quando a casa hai due figli di 9 e 11 anni che ti aspettano e il tuo mondo non può esaurirsi nella corsia di un ospedale, per quanto tu ami disperatamente questo mestiere. E poi c’è il peso da sopportare, che non è solo quello della tuta o della mascherina. È quello di due occhi che si spengono all’improvviso. Ma c’è qualcosa di bello che mi porto dietro: la collaborazione con i colleghi, l’unione. Perché quando ti esplode una guerra tra le mani non è facile. Se ce la stiamo facendo, è solo perché siamo stati insieme. —

Daniela Greab

infermiera

villa salus

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