Addio ad Adriano, l’uomo che vendeva piante per strada a Venezia
Si è spento Adriano Delon, stavolta veramente dopo che alcuni anni fa in Rete era circolata la bufala del suo decesso. All’epoca lui si era fatto una gran risata. Ogni mattina partiva da Correzzola carico di piante che vendeva come ambulante in giro per la città storica

“Ti ga na casa ciò…? ! ?”. Un piccolo ritornello, inventato dal venditore che ogni mattina veniva a Venezia a vendere le sue piante. Diventata negli anni un mantra e una frase ripetuta in modo ironico e affettuoso. Ti ga na casa?! Rivolta ai veneziani che dovevano comprargli le piante. Ai turisti che vagavano in cerca di una meta. Adriano Delon, nato a Correzzola in provincia di Padova e pendolare da una vita, era un personaggio molto conosciuto dai Veneziani. È morto il 1 novembre, all’età di 91 anni. Qualche anno fa su Internet la grande bufala che lo dava per morto. Non era vero. Lui si era fatto una gran risata: “I me ga slongà la vita…”!
Ogni mattina, con qualunque tempo, Adriano raccoglieva piante grandi e piccole dal suo giardino di campagna, se le caricava in spalla con un sistema ingegnoso fatto di corde ed elastici, e partiva alla volta della laguna. Autobus, poi a piedi per San Polo e Rialto, fino a San Marco. Come i venditori ambulanti di una volta. Ambulanti davvero, come vengono ritratti nei libri dello Zompini (“I mestieri che vanno per via”). Niente banchi né postazioni fisse. Adriano era armato solo della sua voce tonante. Frasi diventate celebri e ripetute. Canzoni e “nonsense” (“Adrianaaaa voglio moriire. .!”).
All’angolo della via, con grande gentilezza e modi educati, Delon provava a convincere del buon acquisto. “Xe piante che dura na vita. Anca 40 anni!”. Con gli alberi di Natale in spalla, le grandi piante da appartamento. Un fardello che arrivava fino a 70 chili. La gente lo salutava con affetto, gli offrivano il caffè, scherzavano. Trent’anni di vita di strada che hanno lasciato in città un bel ricordo. I funerali domani alle 10.30 in chiesa a Civè.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








