Il coronavirus si abbatte sul Carnevale di Venezia: «Crollo del turismo»

Gli albergatori dell’Ava: non bastava l’acqua granda di novembre, ora anche il virus. A rischio 60 milioni di euro all’anno
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 30.01.2020.- Orientali con mascherine.
Interpress\M.Tagliapietra Venezia 30.01.2020.- Orientali con mascherine.

VENEZIA. Non bastava l’acqua granda di novembre. Ora, sugli alberghi di Venezia e Mestre, si abbatte anche la psicosi da coronavirus. A pochi giorni dall’inizio del Carnevale, l’umore degli operatori è cupo: i telefoni per le prenotazioni languono, le email di disdetta fioccano. E il confronto con il 2019 parla chiaro: meno 10% sulle camere occupate.

È l’Ava, associazione veneziana albergatori, a fare il punto della situazione tra centro storico e terraferma. «Nel primo fine settimana il tasso di occupazione è intorno al 70%», commenta il presidente dell’Associazione Veneziana Albergatori Vittorio Bonacini, «ancora troppo basso». Così come troppo basso, secondo il rappresentante di categoria, è anche il prezzo delle camere. Un sintomo, inevitabilmente, che testimonia il tentativo di vendere a tutti i costi le stanze rimaste vuote. «Si può trovare una stanza, nei giorni di punta del Carnevale anche a 50 euro», aggiunge Bonacini. Niente a che vedere con i prezzi da “alta stagione” che sfiorano normalmente le centinaia di euro per notte. Nei giorni infrasettimanali, secondo i dati raccolti dall’Ava, la situazione peggiora ancor di più: l’occupazione delle camere si attesta intorno al 40%. Il confronto con il 2019 non lascia scampo, se si pensa che 12 mesi fa il tasso di occupazione delle camere era superiore almeno del 10%. L’unica speranza, al momento, porta il nome di prenotazioni last minute.

Piove sul bagnato, verrebbe da dire. Già perché le strutture ricettive del Comune avevano dovuto fronteggiare da metà novembre in poi un drastico calo dei numeri seguito dai numeri eccezionali dell’acqua alta. «Peggio dell’11 Settembre, è mancata una corretta informazione del fenomeno», così era stato descritto il crollo dagli addetti ai lavori. Ora però si aggiunge la psicosi da coronavirus, con l’aggiunta del timore generalizzato di viaggiare, le cui ricadute si fanno già sentire. «Speriamo che questo non peggiori ulteriormente la situazione e che la psicosi non spinga molte persone a rinunciare a viaggiare», dice in proposito il presidente dell’Ava. Con il blocco dei pacchetti turistici (volo più hotel) deciso dal governo cinese, sono a rischio i 60 milioni di euro garantiti ogni anno a Venezia dal turismo cinese. In più, è un dato di fatto, le disdette sono già arrivate. A Mestre, ad esempio, si parla di 30-40 camere per notte svanite nel nulla solamente negli ultimissimi giorni. La conferma arriva da Alessandro Bulgarella, direttore del Russott Hotel in via Orlanda. «Se i telefoni languono per la mancanza di richieste, ora ci si mettono anche le disdette», spiega. Che la paura ci sia, nonostante le rassicurazioni, è un dato di fatto. Ecco un esempio: «Nel mio albergo», aggiunge Bulgarella, «i miei dipendenti per precauzione mi hanno chiesto di lavorare con la mascherina. E io ho dato loro l’ok». Un’atmosfera ben diversa da quella che gli operatori speravano per il Carnevale del 2020. —




 

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