Tania uccisa dall’ex: è morta per strangolamento senza riuscire a difendersi
I risultati dell’autopsia disposta dalla Procura sul corpo della 39enne Tania Terrin confermano la dinamica del femminicidio consumato la sera di Ferragosto a Camponogara. Dino Keber si è poi tolto la vita nella sua casa officina a Dolo

Aggredita all’improvviso, senza nemmeno il tempo per potersi difendere, e strangolata a mani nude. A questa conclusione è arrivata l’autopsia disposta dal pubblico ministero Stefano Strino sul corpo di Tania Terrin, la 39enne uccisa dall’ex fidanzato Dino Keber (poi suicidatosi nella sua casa officina a Dolo) la sera di Ferragosto.
Come già verificato dopo i primi accertamenti, è stato confermato che non sono emersi segni di colluttazione tali da far propendere per una lotta corpo a corpo, né sul cadavere dell’uomo ci sono tagli o altro genere di prove che possano far pensare ad altro. Su entrambi i cadaveri sono stati eseguiti anche gli esami tossicologici, necessari per capire se la 39enne fosse stata sedata in modo da non opporsi alla resistenza (e in questo caso si potrebbe configurare una premeditazione), o se Keber fosse sotto l’effetto di sostanze.
Per arrivare a questa conclusione, gli esami si sono concentrati anche sui bicchieri trovati all’interno dell’appartamento di Camponogara alla ricerca di eventuali sostanze. Anche in questo caso, gli esami disposti dalla Procura non hanno accertato valori sospetti. Accertamenti ancora in corso, invece, sui telefoni cellulari. I messaggi possono fissare l’ora dell’incontro e ricostruire gli ultimi spostamenti. Nonostante gli amici di Tania abbiano riferito che lei aveva bloccato l’ex sulle chat, è emerso che i due si sentivano ogni giorno.
Le verifiche forensi sui telefoni, le telecamere ei filmati degli accessi nell’abitazione contribuiranno a ricostruire quanto accaduto prima dell’omicidio e a chiarire eventuali elementi utili sulla premeditazione. L’obiettivo delle indagini resta quello di completare la ricostruzione di una dinamica i cui coni d’ombra sono ormai stati chiariti e che, in ogni caso, non potrà mai finire davanti ad un giudice, dal momento che il responsabile dell’omicidio si è tolto la vita.
Nei mesi scorsi, in parallelo, la famiglia della vittima si era detta pronta ad agire formalmente sia sul piano civile nei confronti degli eredi dell’omicida, sia chiedendo conto dell’operato della Procura della Repubblica di Venezia e dell’Usl 3 Serenissima. La famiglia Terrin, come spiegato dal legale difensore Massimo Pavan, fin da subito aveva fatto sapere di volerci vedere chiaro sulle procedure di tutela della vittima e le prese in carico sanitario dell’aggressore, in particolare per capire se il semplice ammonimento notificato a Keber dopo un’aggressione risalente allo scorso aprile fosse uno strumento idoneo e sufficiente a proteggere Tania da una condotta diventata persecutoria e ossessiva.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








