L’economia dell’illegalità vale un miliardo e mezzo

Studio della Cgia. In provincia tra 110 e 139 segnalazioni ogni centomila abitanti  agli ispettori della Banca d’Italia: «Gli affari criminali non conoscono crisi»
Le attività illegali? Valgono in Veneto 1, 5 miliardi di euro, l’8 per cento del Pil nazionale e l’1 per cento del prodotto interno lordo regionale. A livello nazionale è un affare da 19 miliardi di euro all’anno la spesa degli italiani in attività illegali. I dati sono dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre. L’uso di sostanze stupefacenti (14, 3 miliardi), la prostituzione (4 miliardi) e il contrabbando di sigarette (600 milioni di euro) sono le voci di spesa più importanti di una economia che non teme crisi: l’ultimo dato disponibile (2015) segnala che queste attività fuorilegge (17, 1 miliardi di euro) hanno aumentato di 4 punti percentuale in quattro anni. Conferme indirette arrivano dal numero di segnalazioni all’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. Sono le operazioni sospette «denunciate» dagli intermediari finanziari (per circa l’80% banche e uffici postali, liberi professionisti, società finanziarie o assicurazioni). La Lombardia (253, 5), la Liguria (185, 3) e la Campania (167) nel 2016 hanno avuto il record di segnalazioni ogni 100 mila abitanti. Con oltre 200 segnalazioni ogni 100. 000 abitanti ci sono le aree di Como, Varese, Imperia e Verbano-Cusio-Ossola. Altrettanto critica la situazione a Rimini, Milano, Napoli e Prato. Più sotto (range tra 170 e 199 segnalazioni ogni 100 mila abitanti) le province di Treviso, Vicenza, Verona, Bergamo, Brescia, Novara, Genova, Parma, Firenze, Macerata, Roma, Caserta e Crotone. Venezia si trova, con Rovigo, nel gruppo tra 110 e 139 segnalazioni; Belluno in quello tra 80 e 109.


«Lungi dall’esprimere alcun giudizio etico» afferma il coordinatore dell’Ufficio studi degli Artigiani di Mestre Paolo Zabeo «è comunque deplorevole che gli italiani spendano per beni e servizi illegali più di un punto di Pil all’anno. L’ingente giro d’affari che questa economia produce, costringe tutta la comunità a farsi carico di un costo sociale altrettanto elevato». Dal settembre del 2014 le attività illecite sono entrate nei calcoli del Pil.


«Tra le attività illegali», per il segretario Cgia Renato Mason «l’Istat include solo le transazioni illecite in cui c’è un accordo volontario tra le parti, come il traffico di droga, la prostituzione e il contrabbando di sigarette e non i proventi da furti, rapine, estorsioni, usura». Tra il 2009 e il 2016, le segnalazioni all’Unità della Banca d’Italia sono aumentate di quasi il 380% e nel 2016 hanno raggiunto la quota record di 101. 065. Il riciclaggio di denaro da solo nel 2016 ha inciso per il 78, 5%. Sempre secondo la Uif, nel 2016 la totalità delle operazioni sospette ammontava a 88 miliardi di euro (97 nel 2015). E visto che i gruppi criminali reinvestono in economia legale, per Zabeo, il «boom di denunce tra il 2009 e il 2016 costituisce un segnale molto preoccupante. Negli ultimi 2 anni si registra una diminuzione delle segnalazioni archiviate e abbiamo il forte sospetto che l’aumento delle denunce registrato evidenzi come questa parte dell’economia sia forse l’unica a non aver risentito della crisi»
. (m. ch
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