Maggi in grado di ragionare avanti il processo a Milano

Proseguono le udienze per la strage di Brescia alla Corte d’assise d’appello Per il perito dei giudici il medico veneziano è in grado di capire ciò che gli accade
Di Giorgio Cecchetti

VENEZIA. Il processo al medico veneziano Carlo Maria Maggi e al padovano Maurizio Tramonte per la strage di Brescia prosegue a Milano: la prossima udienza è stata fissata per martedì 23 giugno prossimo. La Corte d’assise d’appello del capoluogo lombardo aveva incaricato il medico legale padovano Mario Tantalo di appurare le condizioni di salute di Maggi, dopo che i difensori, gli avvocati Mauro Ronco e Gabriele Civello, avevano chiesto una perizia sostenendo che il loro cliente non era più in grado di intendere e volere a causa dell’età avanzata e neppure di spostarsi a causa di seri problemi per la deambulazione.

Nei giorni scorsi il perito ha risposto ai quesiti della Corte, spiegando che Maggi è in grado di rimanere in giudizio, insomma capisce quello che gli accade attorno. Per quanto riguarda gli spostamenti, il professor Tantalo scrive che è trasportabile e che non c’è un impedimento assoluto ad essere presente in aula per l’imputato. I suoi legali, a quel punto, hanno chiesto all’Asl 12 di mettere a disposizione, nei giorni dell’udienza milanese, un’idroambulanza per portare Maggi dalla Giudecca a Piazzale Roma, naturalmente a pagamento, ma la risposta è stata negativa: «Non ci sono i mezzi» è stata la risposta.

I due avvocati hanno posto il problema alla Corte milanese, affermando che esiste un legittimo impedimento assoluto, ma i giudici milanesi hanno respinto l’eccezione e hanno deciso che il processo proseguirà normalmente.

I due erano stati assolti dalla Corte d’assise d’appello di Brescia, ma la Corte di Cassazione, a differenza che per il mestrino Delfo Zorzi definitivamente assolto, aveva annullato la sentenza, rinviando per un nuovo processo, che ora si tiene a Milano perché a Brescia ormai non ci sono collegi che non abbiano già giudicato il grave attentato del 28 maggio 1974 che provocò otto morti. Stando ai giudici romani, «prima di tutto in ordine alla contraddittorietà della motivazione, ma si richiameranno più avanti anche passaggi viziati da manifeste illogicità e, complessivamente, si può riscontrare altresì un'erronea applicazione di regole processuali». E ancora: «A carico di Maggi vi sono moltissimi indizi che paiono essere convergenti verso un suo ruolo determinante nell'organizzazione della strage, mentre non sembra esservi un'ipotesi alternativa a quella accusatoria che possa fare da filo conduttore per tutti gli indizi enumerati».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia