Tutto in un secondo Umana, dalla gioia alle lacrime amare

In una partita tiratissima le orogranata senza Carangelo contengono Valencia A 1” dalla sirena Anderson segna il canestro del sorpasso, ma commette fallo

SZEKSZARD (Ungheria)

Lo sguardo perso del tecnico della Reyer femminile Giampiero Ticchi è tutto un programma. Il pianto delle ragazze rende a dovere la fine di un sogno, di una coppa che si pensava avere in mano a un secondo e tre decimi dalla fine.

Invece, il bello, o il brutto dello sport dipende da dove lo si vede, è che può succedere di tutto in un attimo. Così è Valencia a esultare (82-81), con un 2/2 dai liberi di Carrera Quintana, che ha mano gelida nel momento topico.

Diciamolo subito: Venezia esce sconfitta nel risultato ma non nel gioco, nella mentalità, nella voglia, perché ha giocato una gran bel basket, non ha avuto paura di abbassare lo sguardo contro il quotato avversario. È mancata lucidità nell’ultima azione, quando Anderson ha prima regalato il sogno della vittoria europea con una penetrazione, poi ha commesso il fallo decisivo.

APPROCCIO. L’inizio è da piede a tavoletta per entrambe e solo a metà periodo le spagnole riescono a mettere la freccia. Le orogranata ci sono, eccome, e quando Ticchi inizia a ruotare le sue ragazze, queste prendono il volo. Difesa attenta e non fallosa, solo un fischio nei primi dieci minuti con tanti punti ben distribuiti tra Anderson, Howard, Attura e Penna. La partita si fa vedere, lo spettacolo è garantito, i ritmi sono alti e le percentuali al tiro sono elevate. Uno spot per la pallacanestro femminile e si vede che in campo ci sono i due colossi del torneo.

I PRIMI DUE QUARTI. Quando Venezia riesce a fare il contropiede sono dolori per le spagnole. La difesa è forte ma molto corretta; basti pensare che nei primi 20 minuti, prima del riposo lungo, Valencia non va a mai a battere un tiro libero e Venezia mette a referto solo due falli. Sugli scudi Anderson, autrice di 13 punti, mentre Fagbenle garantisce non solo canestri importanti ma pure quel peso sotto i tabelloni. Si gioca sul filo dell’equilibrio, Venezia ribatte colpo su colpo e non si fa intimidire; quando c’è un errore in attacco, arriva subito un rimbalzo: dona gioia il numero spettacolare di Anderson poco prima del riposo lungo. Le spagnole, invece, sono approssimative con la zona e anche fallose, ben nove che significano altrettanti tiri liberi per le orogranata.

REAZIONE SPAGNOLA. Quattro palloni persi, riportano sotto Valencia, con il 50-49 di Allen e le ragazze di Burgos Lopez alzano l’intensità. Così arriva il sorpasso, prima concretizzato da Davis, poi allungato da Queralt Casas: 50-53 quando mancano 5’21’’. Venezia pare bloccata e le spagnole ritrovano entusiamo. A prendere per mano le orogranata ci pensano Anderson, Fagbenle e Penna, quest’ultima dalla lunga distanza, e Venezia è di nuovo avanti (59-55). La gara torna in equilibrio, le percentuali si abbassano, c’è da soffrire e l’ultimo pallone del terzo quarto non è sfruttato da Venezia: 63-63.

IN VOLATA. Ora ogni azione è decisiva . Venezia fatica a segnare, è in difficoltà, l’attacco è poco fluido, mentre Valencia è più precisa e prova un allungo (+5) con Carrera Quintana. Venezia non molla, punto su punto riesce a rimettersi in careggiata (77-77) con Howard dalla lunetta a 1’56’’ dalla sirena. Il finale non è per deboli di cuore; Carrera Quintana fa uno su due dai liberi, Venezia può andare in vantaggio, Anderson segna il più uno in penetrazione a un secondo e tre decimi dalla fine ma poi commette fallo sulla stessa Carrera Quintana. La spagnola realizza entrambi i liberi e Valencia alza la coppa tra le lacrime orogranata. —

Alessandro Ragazzo

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