Sam Katz: gioco, personalità e il drop vincente allo scadere

San Donà. La gente del Pacifici lo ha cominciato ad amare follemente lo scorso 27 ottobre, quando un suo drop all’ultimo secondo regalò una vittoria tanto meritata quanto inattesa (e pesante) contro il Valorugby attuale secondo in classifica. Quel match svelò al campionato italiano un nuovo protagonista, un numero 10 di classica scuola inglese, solido mentalmente e nei fondamentali tecnici, un leader naturale capace di prendersi le sue responsabilità senza farsi problemi a caricarsi sulle spalle anche quelle della squadra.
«In Inghilterra ci insegnano fin da piccoli che chi vuole giocare apertura deve allenarsi ad essere anche un leader, perché quel ruolo richiede di prendere decisioni che ricadono su tutti, e per farlo, prima devi esserti guadagnato la fiducia dei tuoi compagni».
Samuel Lee Katz, per tutti Sam, è l’ultima conferma della fortunata tradizione sviluppata nel tempo dal San Donà Rugby in merito alla scelta degli stranieri cui affidare la maglia con il 10: senza scomodare “l’Invictus” Joel Stransky, campione del mondo nella mitica finale giocata dal suo Sudafrica contro gli All Blacks davanti a Nelson Mandela, basti pensare ai più recenti Cornwell o Ambrosini, giocatori in grado di fare la differenza sempre.
Katz è però un caso particolare, per quel suo modo di intendere il rugby, la vita, e quel sottile filo rosso che lega le due cose assieme.
«Da tempo sognavo di venire a giocare in Italia, e in particolare qui in Veneto, un posto magnifico che ho imparato a conoscere sia per averlo visitato con mia moglie, sia per i racconti del mio amico fraterno, all’epoca compagno di università, Marco Dartora, figlio del nostro direttore sportivo Paolo». Il college era quello di Loughborough, vicino a Leicester, gli anni passati nel frattempo una decina circa: da allora, Sam ha fatto del rugby un veicolo di conoscenza, oltre che la sua professione. Dopo i primi anni in Inghilterra, con cinque convocazioni nella Nazionale studentesca, nel 2014 si fa vivo il club più forte di Spagna, El Salvador di Valladolid: vogliono Katz per puntare a cose importanti, e Katz risponde presente. Due stagioni, due titoli, due partecipazioni alla Challenge Cup: rugby e vita. «Una fase bellissima, a 24 anni mi sono ritrovato a vivere in un paese splendido, imparando una lingua nuova, e conoscendo quella che è poi diventata mia moglie. Non tutti compresero questa scelta, ma per me era la cosa giusta da fare».
Un passaggio nella seconda serie inglese, il Championship, con i Jersey Reds, fa solo da trampolino per la seconda “fuga”, questa volta molto più impegnativa. Destinazione Francia, in ProD2: prima a Massy, poi Béziers, club storico e molto ambizioso della scena transalpina. «Livello iper-professionale», prosegue il 29enne inglese che ha preso casa a Jesolo paese. «Giocavamo ogni partita in casa davanti a 9000 persone, eravamo seguiti da giornali, televisione, la gente per strada ti riconosceva sempre. Bello anche lì, ma la il modo di vivere dei francesi non è mai entrato in sintonia né con me, né con mia moglie, e così quando si è presentata la chance di venire qui, l’abbiamo presa al volo».
San Donà, il Veneto, l’Italia: «E Venezia, e le tante altre città di queste zone, vissute giocando per un club che mi sta dando tanto, e a cui voglio restituire tanto. Con coach Green ed il gruppo abbiamo cominciato un grande progetto, le prossime quattro partite ci diranno chi siamo e dove possiamo puntare in questa stagione, io ci credo tanto». —
Gianluca Galzerano
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