Nuoto: Alessandra Mao, un argento in cinque punti

L'acqua nel DNA, una dinastia dei canali e un regalo speciale a Natale quando aveva cinque anni. In cinque punti la storia della nuova stella delle piscine

Fabrizio Brancoli
Alessandra Mao
Alessandra Mao

Vai all’attacco di un podio europeo in staffetta 4x100 stile libero e affidi a una ragazzina di quindici anni l’ultima frazione, quella più stressante, quella da nuotare in apnea nella bolgia di migliaia di urla. Lei, l'atleta più giovane dell'intera nazionale italiana a Parigi 2026, risponde “presente”, facendosi superare solo dall’Olanda della superstar Marrit Steenbergen e resistendo ai tentativi di rimonta di tutte le altre sei squadre. Può significare solo una cosa.

Per Alessandra Mao – veneziana del Lido, che vive a Mogliano e si allena a Preganziol - si può legittimamente spendere un aggettivo che nello sport va trattato con cura e selezione. L’aggettivo è “predestinata”.

Ha già cancellato un record di Federica Pellegrini che resisteva da 22 anni e ha conquistato un titolo italiano assoluto a soli 14 anni nei 200 stile libero. Ma oltre i tempi da capogiro e le medaglie, chi è davvero questa freccia azzurra? Conosciamola meglio. In cinque punti.

1. Una dinastia nata nell'acqua di Venezia (tra gondole e voga)
L'elemento liquido è letteralmente scritto nel DNA di Alessandra. Nata e cresciuta al Lido di Venezia, la campionessa azzurra proviene da una famiglia che con l'acqua ha un legame viscerale. Suo padre fa il gondoliere tra i canali della Serenissima, mentre la madre, Romina, è stata una campionessa di voga alla veneta. Come se non bastasse, anche il fratello maggiore Federico è un nuotatore di alto livello (oro europeo juniores nel 2023). Insomma, in casa Mao l'acqua è una questione di famiglia.

2. Tutto è iniziato con un regalo di Natale
L'amore per le corsie è iniziato prestissimo. A soli cinque anni, la sua prima vera gara e il cartellino per iniziare a nuotare sul serio in piscina sono arrivati sotto l'albero come regalo di Natale da parte dei genitori. Un'intuizione decisamente azzeccata. La nazionale azzurra ringrazi Babbo Natale.

3. Una dinastia nata nel segno del remo
Se Alessandra sembra scivolare sull'acqua con una naturalezza disarmante, è perché quel movimento è un affare di famiglia da generazioni. Oltre al papà gondoliere, sua mamma Romina Ardit e sua zia Anna Mao sono vere leggende della voga alla veneta, capaci di dominare per anni la Regata Storica di Venezia a colpi di record. Il talento si eredita, è cambiato solo lo stile: via il remo, dalla voga in piedi si passa alla spinta in corsia.

4. Dai canali alla terraferma (e i chilometri del papà)
Per supportare la sua crescita agonistica e permetterle di allenarsi con le eccellenze del Team Veneto, la famiglia ha fatto una scelta di vita importante, trasferendosi dal Lido a Mogliano Veneto. Da quel momento, come accade in tante storie di famiglie e sport, i sacrifici dei genitori sono diventati il motore silenzioso dei suoi successi, con il papà-gondoliere pronto a trasformarsi in autista privato per macinare chilometri ogni giorno tra le piscine di Preganziol e Monastier.

5. Il record tolto alla "Divina"
Nel luglio del 2026, agli Europei Juniores, Alessandra ha fermato il cronometro a 54"28 nei 100 stile libero. Un tempo pazzesco che ha cancellato il record italiano juniores stabilito da Federica Pellegrini nel marzo del 2004. Quel primato resisteva da ben 22 anni, ovvero sei anni prima che la stessa Alessandra nascesse.

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia