«Mio figlio, tifoso disabile cacciato dal campo di calcio»
ponte san nicolò. È il 20’ del primo tempo della partita di Seconda categoria del girone L. In campo si sfidano Union Volta Roncaglia e San Lorenzo. Si gioca alla parrocchia di via Piave 8, a Ponte San Nicolò. Il giovanissimo arbitro interrompe il gioco, sospende il match e chiama il capitano della squadra di casa. Gli comunica che c’è uno spettatore nei pressi del campo senza permesso, a rischio incolumità, e gli ordina di mandarlo via. Una decisione che genera proteste e contestazioni sia tra i giocatori (di entrambe le squadre) che tra il pubblico. Quello spettatore è Andrea Contin, affetto da tetraparesi distonica. Alla nascita ha subito pesanti danni cerebrali che non gli permettono di parlare, leggere e scrivere. Eppure tre anni fa si è diplomato con un voto molto alto. Vive da sempre in carrozzella. E da quella carrozzella ogni domenica tifa per il fratello Nicola, attaccante della Union Volta Roncaglia.
Il campo di gioco e le tribune purtroppo sono pieni di ostacoli per Andrea. La società quindi ha deciso di aprire un cancello vicino alla bandierina del calcio d’angolo, non molto lontano dal campo di gioco, dal quale Andrea può assistere alla partita insieme al padre Paolo e la mamma Michela. Per sette partite consecutive giocate in casa nessun arbitro interviene, anche se a nessuno di loro sfugge la presenza del 22enne, che vive con la famiglia a Camin. Domenica scorsa, invece, l’arbitro ora della sezione di Padova, in precedenza di Chioggia, decide di applicare il regolamento. Andrea non può stare lì. I giocatori in campo cercano di convincerlo a desistere, inutilmente. Paolo Contin, il papà di Andrea, accompagna il figlio ogni domenica a vedere la partita del fratello Nicola, e non riesce a capacitarsi dell’episodio: il regolamento certo, parla chiaro, ma una soluzione poteva essere trovata. «Tutti gli altri arbitri si sono accorti di Andrea nelle precedenti partite, e se avessero voluto rispettare il regolamento avrebbero potuto prendere la stessa decisione. Eppure esiste un limite tra la norma e la sensibilità. Andrea vive per la partita della domenica. Vive di calcio e non vede l’ora di poter tifare per il fratello perché in campo vorrebbe esserci lui e invece non può. Quando siamo stati costretti ad andare via ha avuto una crisi di nervi, è stato malissimo e non è stato facile calmarlo. Purtroppo non tutti i campi hanno accessi liberi, e questo credo che un arbitro debba tenerlo in considerazione. Invece ci ha cacciati». Per la cronaca la partita è finita male per la squadra di casa, che ha perso 3-0. Andrea è riuscito a vedere il secondo tempo della partita grazie ai dirigenti che hanno liberato un’altra area da una recinzione. Ma il problema resta: il padre di Andrea sollecita un intervento di adeguamento delle strutture che le renda fruibili anche dalle persone con disabilità. —
Luca Preziusi
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