Maurizio Domizzi: Venezia, Inzaghi e la rinascita arancioneroverde raccontata dal difensore
Domizzi ha fiducia nel Venezia: «Ma il livello è alto e ci sarà da soffrire». Le mosse della società lo convincono: «Avere il nuovo stadio è fondamentale anche se temo si possa perdere il romanticismo che solo il Penzo sa regalare»

Se c’è un calciatore che ha cambiato la storia più recente del Venezia è Maurizio Domizzi. Il difensore romano, con il vizio del gol, è stato tra i protagonisti del ritorno del club lagunare in serie B nella stagione 2016-17, l’era della rinascita targata Pippo Inzaghi.
Ed è proprio lì tra le casacche arancioneroverdi che Domizzi ha detto addio al calcio giocato lasciando la sua impronta in una piazza che ancora oggi, dopo quella ripartenza, continua a primeggiare nel calcio professionistico.
Domizzi lei è sempre stato un difensore atipico, solo con il Venezia ha segnato 6 reti in 104 presenze, ma vorrei partire dalla prima, quella contro il Parma al Tardini che permise ai lagunari di ribaltare il risultato e vincere 2-1.
«È una parentesi, quella al Venezia, molto importante. Fu una stagione decisiva per la squadra perché, è inutile girarci intorno, la Serie C è una categoria difficile e molto spesso tanti club partono con buone intenzioni, investono, ma poi si ritrovano a ristagnare in quel campionato senza riuscire ad andare avanti ed è un attimo che perdano interesse e scelgano di non proseguire. Il Venezia, invece, era una società ambiziosa che aveva deciso di mettercela tutta per riuscire a tornare in Serie B, e anche adesso sta dimostrando di avere un progetto di continuità e crescita ben preciso, basti pensare al nuovo stadio in costruzione a Tessera».
A proposito di stadio, il Penzo è un ambiente che rimane nei cuori dei giocatori che hanno vestito i colori arancioneroverdi, lei cosa si porta dietro?
«Era ed è una piazza calda che, per le dimensioni dello stadio, non registrava ovviamente numeri straordinari, ma che sapeva sostenere la squadra con passione e calore. Non ricordo sia mai mancato il supporto, anzi, sentivamo l’affetto dei tifosi in ogni momento. Per questo, temo che con il passaggio a un impianto più grande come quello di Tessera si possa perdere un po’ di quel romanticismo che il Penzo sa regalare. Avere stadi come quello che stanno costruendo è fondamentale per il nostro calcio, ma il rischio è che poi il tifoso si disperda e che vengano attirati più curiosi desiderosi di vedere le big di A, piuttosto che pubblico per sostenere i padroni di casa. L’augurio più grande che faccio al Venezia è che, con il passaggio dal Penzo al nuovo impianto, non si perda mai quella autenticità che caratterizza il tifo lagunare».
Quando è arrivato al Venezia sulla panchina c’era Pippo Inzaghi che iniziava la sua carriera da allenatore, com’è stato il vostro rapporto?
«Pippo è un grande amico. Con lui mi sono trovato benissimo, la nostra era una situazione particolare perché io stavo andando verso la fine della mia carriera da calciatore, mentre lui incominciava quella da allenatore. Al di là di quelli che poi sono stati i risultati che nel corso degli anni Pippo ha conseguito sul campo, il rapporto che avevo con lui è stato da sempre ottimo e si è instaurata da subito una bella complicità, cosa che non è mai scontata».
In questa stagione chi l’ha colpita di più del Venezia?
«Più che in tutta la stagione direi che mi ha fatto molto piacere vedere Adorante tra i protagonisti. È un giocatore sbocciato tardi, ma che già quando era alla Juve Stabia aveva fatto vedere di che pasta era fatto. Quest’anno ha dimostrato il suo talento, rivelandosi fondamentale per il Venezia e sono molto felice per lui».
Ci sono state diverse voci di mercato recenti che lo vedrebbero pronto a lasciare la laguna per ritornare a giocare in Serie B, lei pensa che dovrebbe rimanere e giocarsi la A?
«Direi che il club ha tutto per poter fare le valutazioni necessarie. In queste situazioni, però, non bisogna mai lasciarsi andare ai sentimentalismi: il Venezia è una squadra che, se vuole affrontare la categoria, così come tutte le neopromosse, deve essere rifondata e si sta già muovendo molto sul mercato per ripartire con il piede giusto, consapevole che ci sarà da soffrire. La competitività in A è molto alta, specie per chi lotta per la salvezza, bisogna essere consci che c’è poco spazio per commettere errori».
Cosa si aspetta da questa Serie A?
«Credo che la squadra, soprattutto per gli investimenti che sta facendo anche in ottica stadio, sia determinata a mantenere la categoria, ma non sarà semplice. Il dislivello tra le squadre di serie A e le neopromosse negli anni si è ampliato sempre di più, ma sono sicuro che la società stia lavorando al massimo per farsi trovare pronta anche se ci sarà da soffrire».
Cosa si porta dietro da quelle tre stagioni?
«Tanti amici e tanti bei ricordi. Sono una persona che per lavoro ha viaggiato molto e che è aperta a scoprire nuove realtà per questo sono molto legato non solo a Venezia, ma anche a Mestre, dove di fatto abitavamo noi giocatori. È una città unica, uno snodo di culture e logistico in cui mi sono sempre sentito accolto, è diventato casa e ancora oggi sono molto legato a tutte le persone che ho conosciuto lì e che sono state parte della mia vita».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








