Giovani rugbisti crescono. In Francia

MESTRE. Il Comune fa 4.000 abitanti, a metà strada tra Bordeaux e Montpellier. Siamo nel profondo sud della Francia: Mirande è una cittadina nel cuore ovale dell'Oltralpe, là dove il rugby ha messo radici profonde.
Da qualche settimana non c'è giornale che non abbia ospitato nelle proprie pagine lo scoop: il loro club di rugby, il "glorioso" E.A.B. XV (categoria Fédérale 3, corrispondente alla nostra Serie C ma con valori tecnici simili alla A1) è stato infatti invaso da una piccola colonia di ventenni giocatori italiani, il che è già di per sé una notizia.
Regista dell'operazione, una vecchia conoscenza delle nostre parti, Jean Louis Serris. «Macché colpo di sole, i ragazzi che ho contattato sono tutti di qualità rugbystica sopra la media», spiega il tecnico francese, responsabile del settore giovanile del Veneziamestre per cinque anni e head-coach amaranto-oro assieme a Umberto Casellato nella stagione 2006/2007, quella della seconda promozione in Super 10. «Nei miei anni veneziani ho potuto girare parecchio per i campi della vostra regione, scoprendo talenti che secondo me dovevano solo essere messi nelle condizioni di esplodere. Quando mi hanno incaricato di diventare capo-allenatore qui a Mirande ho presentato un progetto sportivo triennale che prevede la promozione in Fédérale 1: i ragazzi italiani sono parte di questo progetto, tutto qui».
Per il momento, l'italica truppa è composta da Manuel Manprin (Lyons Veneziamestre, tallonatore) e Alvise Tiozzo (Lyons Veneziamestre, terza linea), da Denis Pizzinato (Ruggers Tarvisium, mediano di apertura), da Jacopo Nardelli (Rugby Villorba, terza linea) e da Mariano Balistreri (Rugby Paese, prima linea).
«Ma l'idea è di portarne a casa almeno altri due, siamo in attesa della risposta dei ragazzi con cui abbiamo parlato». Tra questi, pare, anche Lucas Lambrè, sempre dei Lyons Veneziamestre. L'offerta è allettante: rimborso spese, lavoro compatibile con gli orari di allenamento, casa e auto in condivisione.
«In realtà chi ha deciso di accettare lo ha fatto valutando prima di tutto l'esperienza di vita, poi convincendosi che può essere una chance di crescita dal punto di vista tecnico, perché qui si gioca a ritmi decisamente più alti che da voi».
Dopo i primi arrivi, l'accoglienza è stata nel frattempo a dir poco calorosa, come spiega ancora l'allenatore: "In paese sono tutti contentissimi di essere identificati come un piccolo pezzo d'Italia, per non parlare dei dirigenti e degli altri giocatori del club: in fondo il rugby è una lingua universale, una volta in campo se ti fai rispettare nessuno pensa più da dove arrivi». Meno bene devono invece averla presa le società di origine: secondo la normativa IRB i trasferimenti tra Paesi diversi sono consentite d'ufficio, a meno che non esista un contratto depositato o una grave sospensione disciplinare. Assieme alla fuga dei cervelli, anche questa è l'Italia ai tempi dello spread.
Gianluca Galzerano
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