D’Adderio, niente rivoluzione

«Qui per lavorare e vincere, non per andare in gondola»
Salvo D'Adderio
Salvo D'Adderio
MESTRE. Mezzora rinchiuso nello spogliatoio con i giocatori, e poi via, sul campo. Così è iniziata l’avventura di Fulvio Salvo D’Adderio alla guida del Venezia. Maglietta bianca, foglietti in mano, il tecnico molisano ha chiuso la seduta soffermandosi per una decina di minuti con Manolo Gennari, che ha inaugurato la serie di colloqui individuali previsti dall’allenatore. «Credo che sia giusto, per chi arriva, parlare con tutti i giocatori che si trova ad allenare - ha spiegato D’Adderio - voglio capire le loro idee, sapere quello che pensano, come si trovano meglio in campo, se c’erano difficoltà in precedenza. Trovo utile poter avere un dialogo con tutti». Filosofia spicciola e concretezza assoluta. «Ho trovato un gran bel gruppo, giocatori che si impegnano e che si applicano». D’Adderio ha ritrovato Paolo Favaretto, vecchio compagno di squadra al Perugia, una persona che sarà utilissima per favorire il suo inserimento e la conoscenza in dettaglio delle caratteristiche di tutti i giocatori. Il «traghettatore» si è fatto da parte, è ritornato nel suo ruolo di vice, lasciando spazio all’ex allenatore del Foggia. «Io arrivo al Venezia in punta di piedi - osserva Fulvio D’Adderio - come quando una persona va a casa di un altro, non si presenta ai padroni di casa e vuole spostare i mobili di una stanza. Sarebbe un atto di maleducazione. Tutto va fatto per gradi, dobbiamo crescere insieme in tanti particolari, e non possiamo farlo in un giorno solo.


Premesso che quanto sto per dire non è una critica a chi mi ha preceduto, cercherò di dare una mia impronta alla squadra, sono qua per portare le mie idee. Sarei un pessimo esempio se mi limitassi a proseguire il lavoro di altri. Ognuno ha un modo di pensare e di comportarsi, possiede un bagaglio personale alle spalle e sistemi diversi da applicare sul campo». Si preannunciano giorni di gran lavoro anche per il preparatore atletico Andrea Santuz. «Io cercherò di far giocare il Venezia in un determinato modo e per riuscirci bisognerà effettuare un lavoro atletico specifico. Questo avverrà per gradi, la cura sarà portata a pillole. Quando si interviene per curare, si va per gradi. Non si può pensare di guarire dal giorno alla notte, bisogna avere pazienza. Santuz mi ha preceduto di qualche giorno, ma è come se iniziassimo a lavorare insieme dallo stesso momento. Sono venuto a Venezia per lavorare e ottenere dei risultati, non per andare in gondola. Sarà stimolante giocare in uno stadio come il Penzo, lo ricordo dai tempi della Reggiana. Una delle mie figlie mi ha chiesto se il pallone termina in acqua quando esce. Quando gli ho risposto di sì, si è messa a ridere. E’ la suggestione di Venezia». La presenza di D’Adderio in panchina Mogliano è ancora in sospeso. «Credo di esserci, ma poco importa, ci sarò di sicuro a Lecco. E poi dalla tribuna non si vede male». 

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