Combattimenti clandestini tra cani, l’indagine a Venezia: sequestrato un Pitbull
L’operazione dei carabinieri, avviata nel 2025 in cinque province, coinvolge 12 persone: sono indagate con l’ipotesi di maltrattamento di animali e organizzazione di combattimenti illegali

Dodici persone coinvolte, cinque province interessate e un’indagine durata circa un anno per contrastare il fenomeno dei combattimenti clandestini tra animali. È questo il quadro emerso dall’attività investigativa avviata nel 2025 dai carabinieri del nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale (Nipaaf) di Parma e del Reparto operativo Cites-Coarda.
Giovedì scorso, al termine degli accertamenti, sono state eseguite perquisizioni e sequestri nei confronti di persone residenti nelle province di Parma, Bergamo, Venezia, Pisa e Rieti. Nel veneziano è stato sequestrato almeno un pittbull, cresciuto ed addestrato per il circuito dei combattimenti clandestini.
L’analisi dei passaporti ha permesso agli investigatori di ricostruire la provenienza degli animali: i cani sarebbero arrivati illegalmente da allevamenti in Serbia, attraverso una rete che avrebbe coinvolto addestratori, trafficanti e veterinari stranieri.
Le indagini
Secondo le ipotesi investigative, le dodici persone sarebbero coinvolte, a vario titolo, in condotte riconducibili al maltrattamento di animali e alla promozione di combattimenti non autorizzati. Gli animali, secondo quanto ipotizzato, sarebbero stati allevati e destinati alla partecipazione a queste competizioni.
Sono stati recuperati tapis roulant, catene pesanti e collari con tasche per alloggiamento di pesi, farmaci steroidei con calendari e agende per i programmi di doping, un ring standardizzato con assi di legno e un tappeto sintetico.
Le pene previste
Per il maltrattamento di animali sono indicate pene che vanno dalla reclusione da sei mesi a due anni e dalla multa da 5.000 a 30.000 euro.
Per la promozione, l'organizzazione o la direzione di combattimenti tra animali non autorizzati, le pene indicate arrivano invece a quattro anni di reclusione e a multe fino a 160.000 euro.
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