Un gioiello da tempo sotto stress

Tra le cause i lavori di rialzo e il passaggio delle grandi navi. Fessure evidenti sul Ponte della Paglia Pesanti interrogativi sulle tecniche d'intervento usate per rinforzare le sponde  
VENEZIA
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L'area marciana è sotto stress ed episodi come quello del distacco di un pezzo di arco della facciata sul Molo di Palazzo Ducale - che per un puro caso non ha provocato vittime - potrebbero, purtroppo, ripresentarsi ancora. E' solo di una settimana fa, infatti, il crollo di una porzione di facciata dell'Ala Napoleonica, caduta sui masegni della Piazza. Fortuna, anche in questo caso, ha voluto, che il fatto sia accaduto di mattina presto, quando non stavano passando né veneziani né turisti. Ma non ci si può, purtroppo, continuare ad affidare solo alla buona sorte e il fatto che il drammatico incidente di ieri sia avvenuto a Palazzo Ducale - il monumento più restaurato della città - su una facciata «risanata» solo poco più di tre anni fa e con un intervento che i tecnici definiscono a regola d'arte, fa capire quanto sia diventata grave la situazione per la tutela di Piazza San Marco e dintorni, se neanche i restauri bastano più. Un'area monumentale che ormai, oltre a una presenza turistica in costante crescita che lentamente la consuma, sta subendo interventi e pressioni che sopporta sempre più a fatica e le cui conseguenze non sembrano più poter essere previste dai sistemi di monitoraggio attuali, come riconoscono ora la stessa Amministrazione e la Soprintendenza. Ma quali le cause dello stress?

I lavori. Una - anche se la stessa Soprintendenza precisa la mancanza di qualsiasi relazione con l'incidente di ieri - riguarda i massicci lavori di rifacimento e di rialzo delle rive nell'area del Molo, condotti dal Magistrato alle Acque e dal Consorzio Venezia Nuova proprio di fronte a Palazzo Ducale e che ora si sono spostati in prossimità del Ponte della Paglia, a un passo dal punto in cui è avvenuto ieri il distacco del blocco di pietra d'Istria.
La riva cede. Nessun nesso con il distacco di ieri, si garantisce, ma è bene ricordare che, circa un anno fa, a San Marco aveva ceduto la riva appena rifatta. Una grossa crepa si era aperta sui masegni, per il peso del cemento iniettato, e l'intero fronte di 50 metri era scivolato giù. Al centro della riva le pietre si erano spostate di almeno 40 centimetri, fessure ben visibili anche sulla riva e sul ponte della Paglia, posto sotto osservazione. I pontili per le gondole già costruiti erano stati demoliti in fretta, e una draga aveva piantato nuove palancole di protezione. Lo stesso ponte della Paglia era stato monitorato con i vetrini, proprio per la possibile presenza di crepe. Un fatto clamoroso che aveva aperto interrogativi sulle tecniche più opportune da adottare per i lavori in un'area monumentale di tale delicatezza.
Le navi. Un'altra causa di stress per i monumenti dell'area marciana è rappresentata dal passaggio delle grandi navi da crociera in Bacino di San Marco. Era stato uno studio dello stesso Consorzio Venezia nuova, ancora cinque anni fa, a registrare i movimenti del campanile di San Marco in conseguenza del loro traffico acqueo in Bacino, con un effetto di «svuotamento» delle cavità dove poggiano gli edifici. E se uno studio dell'Autorità portuale aveva definito «irrilevante» il moto ondoso prodotto dalle navi, era stata la Commissione di Salvaguardia, ancora cinque anni fa, dando il via libera al primo stralcio dei lavori di rialzo del Molo, a denunciare che Piazza San Marco - con il Palazzo Ducale che si affaccia a pochi metri di distanza - era a rischio continuo di dissesto per il moto ondoso provocato dai mezzi di trasporto pubblici e privati che transitano in Bacino. E anche uno studio commissionato dal Comune aveva in parte confermato i rischi del passaggio delle navi da crociera per l'integrità fisica dell'area marciana.
L'allarme a vuoto. Era stata poi la stessa Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia - con l'architetto Giorgio Rossini - a chiedere già qualche anno fa l'eliminazioni del passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco - in base al nuovo Codice dei Beni Culturali - poi «stoppato» allora dallo stesso ministro Giuliano Urbani. Recentemente è stata ancora la Soprintendenza a lanciare l'allarme sulle delicate condizioni delle Procuratie vecchie, scrivendo al Comune e ai privati per chiedere «urgenti lavori di restauro», che forse si avviano finalmente a essere realizzati. Ma gli stessi restauri, come abbiamo visto, spesso non bastano e un «termometro» nuovo - una costosa rete di monitoraggi più efficienti per i monumenti, pur indispensabile - rischia solo di servire a misurare la gravità della malattia, senza interrogarsi sulla cura.

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